Il mondo sta attraversando un’ondata autoritaria senza precedenti e l’Africa ne è, purtroppo, uno dei principali epicentri. Il 36° Rapporto annuale di Human Rights Watch (riferito al 2025) dipinge un quadro allarmante: oltre 500 pagine che documentano abusi in 100 nazioni.
Come sottolineato dal direttore esecutivo Philippe Bolopion, difendere la democrazia oggi è «la sfida di un’intera generazione», minacciata dalle politiche dell’amministrazione Trump e di altre potenze globali, esortando i governi a ripristinare il rispetto dei valori basilari.
Violenza nel Corno d’Africa
Secondo Mausi Segun, direttrice esecutiva per il continente di HRW, gli attacchi brutali ai civili nel Corno d’Africa e nell’Africa orientale stanno diventando «la normalità», poiché «gli attori globali e regionali non sono disposti ad agire contro i responsabili delle violazioni e i loro sostenitori».
In Sudan, Sud Sudan ed Etiopia, le popolazioni locali subiscono il peso di conflitti dove le parti in causa colpiscono deliberatamente i non combattenti. L’impunità regna sovrana, alimentata dal disinteresse dei partner internazionali nel punire i responsabili e i loro finanziatori.
Etiopia: modernizzazione e repressione
In Etiopia, nella regione del Tigray, le forze eritree (ex alleate di Addis Abeba) continuano a compiere abusi nelle aree controllate. Contemporaneamente, il progetto degli “urban corridors” per modernizzare le città è diventato uno strumento di repressione: intere famiglie sono state sfrattate forzatamente, mentre media indipendenti e organizzazioni per i diritti umani vengono messi fuori legge in vista delle elezioni di giugno 2026.
RDC: crisi umanitaria infinita
Nella Repubblica democratica del Congo, il conflitto nell’est è degenerato. L’espansione dei ribelli M23 ha provocato milioni di sfollati, con un uso sistematico della violenza sessuale come arma di guerra. La risposta governativa si è dimostrata inadeguata a proteggere la popolazione, lasciando i civili in balia dei gruppi armati.
Sahel: giunte e terrore
In Mali e Burkina Faso, le giunte militari hanno quasi azzerato lo spazio civico. Con il pretesto della sicurezza nazionale, eserciti regolari e mercenari stranieri sono accusati di esecuzioni extragiudiziali. Chiunque critichi l’operato dei militari rischia il reclutamento forzato o la sparizione.
Egitto: repressione e tortura
Nel Nordafrica, l’Egitto mantiene una stretta soffocante. HRW segnala migliaia di detenuti politici, l’uso della tortura nelle carceri e il controllo ferreo del web. Nonostante la stabilità economica, la repressione contro avvocati e attivisti non accenna a diminuire, confermando l’assenza di pluralismo politico.
Tanzania e Kenya: democrazia ferita
In Tanzania, il rapporto descrive l’uso della forza letale da parte della polizia prima, durante e dopo il voto di ottobre 2025 – con migliaia di morti, secondo le organizzazioni della società civile -, accompagnato da restrizioni a internet e censura. In Kenya, la repressione contro i giovani della Gen Z ha portato ad arresti di massa e sparizioni di attivisti accusati di terrorismo, gettando ombre inquietanti sulle elezioni del 2027.
Uganda: la morsa di Museveni
Prima e dopo le elezioni dello scorso gennaio, l’Uganda ha vissuto una durissima repressione contro gli oppositori del presidente Museveni, rieletto per un settimo mandato. Kizza Besigye è in carcere dal novembre 2024 accusato di tradimento, mentre i sostenitori di Bobi Wine denunciano oltre cento sparizioni forzate. Lo stesso Wine è stato costretto a nascondersi dopo le minacce di morte ricevute dal generale Muhoozi Kainerugaba, figlio del presidente e capo delle Forze armate ugandesi.
Il fallimento degli organismi regionali
L’accusa finale è rivolta all’Unione Africana e all’IGAD, l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo. Il rapporto critica aspramente questi organismi per non aver intrapreso alcuna azione significativa per proteggere i civili o prevenire gli abusi. Questa inerzia istituzionale, denuncia Human Rights Watch, garantisce l’impunità ai responsabili, lasciando i diritti umani e civili in Africa senza una reale difesa collettiva.