Diritto consuetudinario in Africa: il report FAO sulla terra
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Rapporto FAO e CIRAD sulla governance fondiaria nell'Africa subsahariana
In Africa il 73% del territorio resta legato al diritto consuetudinario
Solo l'1% delle terre gestite da comunità e clan è riconosciuto legalmente. Un paradosso che alimenta disuguaglianze di genere e insicurezza per le nuove generazioni
11 Marzo 2026
Articolo di Antonella Sinopoli (da Accra)
Tempo di lettura 5 minuti
Nonostante le donne rappresentino il 49% della forza lavoro agricola in Africa, il loro diritto alla proprietà fondiaria rimane uno dei più precari e meno tutelati (Credit: FAO)

Il 73% del territorio nell’Africa subsahariana è soggetto al diritto consuetudinario. Un dato che corrisponde al 28% delle terre consuetudinarie mappate a livello mondiale. Questo vuol dire che circa tre quarti del territorio sono gestiti secondo regole locali socialmente accettate (regni, lignaggi, famiglie, clan, comunità di villaggio).

Una percentuale superiore alla media mondiale e che si traduce in un dato: a sud del Sahara solo l’1% delle terre consuetudinarie è formalmente riconosciuto nei quadri giuridici nazionali, rispetto all’8% a livello globale.

Su base mondiale, il 28% (3,7 miliardi di ettari) del territorio è pubblico e gestito dagli stati, il 18% (2,4 miliardi di ettari) è privato e il 42% (5,5 miliardi di ettari) è di proprietà consuetudinaria.

Il report FAO sulla governance fondiaria

A disegnare il quadro è il rapporto dal titolo “La situazione dei diritti fondiari e della governance “, pubblicato dalla FAO, l’organizzazione dell’ONU che si occupa di alimentazione e agricoltura, dall’International Land Coalition e dal Centro per la cooperazione internazionale nella ricerca agricola per lo sviluppo (CIRAD).

Il report afferma che le comunità consuetudinarie possono detenere documenti che concedono loro determinati diritti sui terreni di proprietà statale; questi diritti sono spesso però più limitati nella portata o nella durata di quelli statali. I terreni consuetudinari con diritti documentati relativamente limitati rappresentano il 7% del 13% totale dei terreni pubblici soggetti a diritti d’uso collettivo riconosciuti.

Il paradosso dei titoli informali

Nella maggior parte dei paesi, la percentuale di adulti con titoli di proprietà fondiaria legalmente riconosciuti rimane bassa.

Il paradosso è che il diritto consuetudinario – e quindi titoli informali – sembra rassicurare le popolazioni locali più di quanto facciano le leggi dello stato e questo nonostante i problemi che possono nascere quando si tratta di vendite, espropriazioni, diritti di proprietà, appunto, che devono essere gestite con documentazioni chiare e certe.

Genere e partecipazione: luci e ombre

Nonostante ciò, per quel che riguarda ad esempio i diritti legati al genere, le quote che promuovono la partecipazione delle donne all’amministrazione fondiaria sono più diffuse nell’Africa subsahariana che altrove.

Perché anche se spesso non si garantiscono pari diritti di successione tra donne e uomini in assenza di testamento, quote obbligatorie per la partecipazione delle donne all’amministrazione del territorio esistono in 26 dei 91 paesi analizzati, di cui 15 nell’Africa subsahariana. Ma pochi ancora hanno adottato disposizioni di legge che garantiscono che il principio di non discriminazione o di parità di genere prevalga sulle pratiche consuetudinarie in caso di conflitto.

Non va dimenticato che – secondo la FAO – le donne rappresentano il 49% della forza lavoro nei sistemi agroalimentari. Secondo il report, dunque, i diritti fondiari delle donne rimangono meno riconosciuti e tutelati rispetto a quelli degli uomini. Questi hanno maggiori probabilità delle donne di possedere o detenere diritti fondiari garantiti.

Disuguaglianze e concentrazione delle terre

In alcuni paesi africani, le donne possiedono solo il 3% dei terreni familiari, rispetto al 28% degli uomini. Il fatto di possedere la terra come eredità familiare o clanica e per processi consuetudinari crea anche altri tipi di disuguaglianze sociali e di disparità.

In paesi come Mali, Niger e Guinea-Bissau, ad esempio, il 10% degli agricoltori più numerosi controlla tutte le terre registrate, mentre il 40% più piccolo non ne possiede alcuna. Una tendenza osservata anche in Benin, Costa d’Avorio, Senegal e Togo.

Le norme consuetudinarie possono quindi provocare anche una concentrazione dei terreni nelle mani di chi già ne possiede molti ed ha anche più capacità di acquisto. L’Africa da sola rappresenta il 42% di queste transazioni, per una superficie di circa 10 milioni di ettari.

Con una dimensione media di 29mila ettari, queste operazioni contribuiscono direttamente alle dinamiche di concentrazione fondiaria, mentre i cambiamenti nella proprietà e nell’uso del territorio diventano sempre più difficili da monitorare e documentare.

Una sfida globale tra ambiente e industria

Elevati livelli di concentrazione fondiaria riguardano comunque tutto il mondo: le aziende agricole più grandi (oltre 1.000 ettari) controllano più della metà dei terreni agricoli mondiali, pur rappresentando solo lo 0,1% di tutte le aziende. Il 40% dei proprietari terrieri più piccoli gestisce in media solo il 6% dei terreni nei rispettivi paesi.

In alcuni paesi africani il 10% delle aziende agricole più grandi controlla tutte le terre documentate, mentre il 40% più povero non ne possiede alcuna, una tendenza riscontrata nel 50% dei paesi.

Altro elemento rilevante è quello ambientale. Non è raro che terre di proprietà stabilita a livello consuetudinario si trovino in aree forestali anche protette. Inoltre, molta parte dei territori consuetudinari è minacciato da attività industriali: dall’estrazione di petrolio e gas all’agricoltura commerciale, dall’attività mineraria all’urbanizzazione.

Verso le riforme: il futuro dei diritti fondiari

Non avere documentazioni statali rende quindi in alcuni casi difficile opporsi ai grandi progetti, accaparramento delle terre e alle eventuali espropriazioni. La proprietà garantita facilita inoltre l’accesso al credito mentre un diritto stabilito a livello consuetudinario genera evidentemente zone d’ombra dal punto di vista giuridico in cui mancano diritti formali sanciti da leggi, catasti o registri immobiliari.

Infine, c’è un altro dato che emerge dal report, vale a dire che negli anni sta crescendo la percentuale di persone che si sentono insicure riguardo ai propri diritti sulla terra o sulla proprietà. È significativo che a sentirsi più insicuri per quella che risulta spesso mancanza di trasparenza, siano i giovani rispetto agli adulti che ancora rimangono legati alle vecchie abitudini e tradizioni.

Riguardo al cambiamento, il 57% dei paesi africani ha avviato riforme considerato che la sicurezza della proprietà terriera non è solo una questione locale ma riguarda anche la produzione agricola mondiale e decisioni che interessano l’intera collettività.

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