PAROLE DEL SUD – febbraio 2011
Giampietro Baresi

Com’era da prevedere, l’ondata delle rivelazioni di WikiLeaks (il sito Web che sta pubblicando informazioni ritenute riservate) sta arrivando anche in Brasile. Per quanto riguarda la chiesa, hanno suscitato scalpore le informazioni che il console generale degli Stati Uniti a São Paulo trasmise ai suoi superiori, dopo un incontro avuto con il card. Odilo Pedro Scherer, arcivescovo della metropoli brasiliana dal marzo 2007 ed elevato alla porpora cardinalizia nel novembre dello stesso anno. Tra le altre cose, si viene a conoscenza del fatto che il prelato, forse desideroso di dare al console e al suo governo una “buona notizia”, gli confidò: «Ormai la teologia della liberazione non è più un caso serio».

Non è stata una vera e propria “rivelazione”. Dieci giorni prima della visita di Benedetto XVI in Brasile (9-14 maggio 2007), in un’intervista al quotidiano brasiliano Folha de São Paulo, il card. Scherer aveva dichiarato: «La teologia della liberazione è un movimento teologico che ha un certo metodo e, come tutti i movimenti teologici, ha un momento di nascita, un momento di crescita, un momento di decadenza e un momento per scomparire».

Non c’è stata alcuna sorpresa in chi già conosceva le ragioni della scelta di dom Odilo ad arcivescovo di São Paulo, una diocesi ancora esposta ai pericoli di quella “scelta dei poveri” che aveva contrassegnato l’episcopato del lucido e coraggioso dom Paulo Evaristo Arns, alla guida dell’arcidiocesi dal 1970 al 1998.

La conversazione tra il console e il card. Scherer invita a una riflessione sul ruolo della diplomazia nella chiesa. Nessuno mette in discussione che esistano informazioni e azioni che vanno protette. A impressionare – se non addirittura a sconcertare – è il clima di mistero, difficile da svelare, fatto di silenzi, di “detto e non detto”, di affermazioni e negazioni, che dà adito alle più svariate interpretazioni. Il fatto che esista la categoria dei “vaticanisti” la dice lunga sui molti e complicati meandri della Santa Sede. In genere, gli effetti sull’opinione pubblica sono negativi: creano dubbi, diffidenza e disinteresse.

Anni fa, dom Pedro Casaldáliga, oggi vescovo emerito della prelatura di São Félix de Araguaia (Mato Grosso), riferendo di un colloquio avuto con l’allora nunzio apostolico, sul quale gli era stato chiesto di mantenere il segreto, commentava: «Non so che Vangelo sia mai questo!». Più di recente, i mezzi di comunicazione brasiliani hanno sottolineato il comportamento, per niente diplomatico, di due vescovi brasiliani. Il primo, mons. Luís Flávio Cappio, vescovo di Barra (do Rio Grande), noto per due scioperi della fame fatti per protestare contro un faraonico progetto del presidente Lula, durante una visita in Germania si è visto offrire 100mila dollari. Dopo aver chiesto da dove venisse quel danaro e saputo che si trattava di una donazione di alcune imprese, ha risposto: «Non posso accettare soldi rubati agli operai e ai consumatori».

Il secondo è mons. Manuel Edmilson da Cruz, vescovo emerito di Limoeiro do Norte. Lo scorso dicembre è stato invitato dal senato federale a ritirare la prestigiosa Comenda de Direitos Humanos Dom Hélder Câmara, per il suo impegno a difesa dei diritti umani. Grande è stata la sorpresa generale, quando, iniziando il suo discorso, ha detto: «L’onorificenza che mi viene offerta oggi non rappresenta la persona di dom Hélder Câmara. Anzi, la sfigura. Pertanto, senza risentimenti, ma agendo con amore e rispetto verso tutti i signori e le signore qui presenti, per i quali prego ogni giorno, non posso fare che una sola cosa: rifiutarla. Questa onorificenza è un insulto, un affronto al popolo brasiliano, ai cittadini che pagano le tasse per il bene comune, frutto del loro sudore e della dignità del loro lavoro». La settimana precedente, infatti, i politici si erano aumentati lo stipendio del 61,8%.

Il comportamento di questi vescovi può suscitare reazioni differenti. Ma è impossibile non riconoscere nel loro comportamento alcuni tratti della personalità di Cristo. Di sé, Cristo diceva: «Io ho parlato apertamente al mondo… Di nascosto non ho mai detto nulla» (Gv 18,20). Parlando con lui, la gente riconosceva: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e… non hai soggezione di nessuno; infatti, non guardi in faccia ad alcuno » (Mt 22,16b). Preciso il suo insegnamento: «Sia il vostro linguaggio: sì, sì; no, no; il superfluo procede dal maligno» (Mt 5,37). Avvertiva: «Non vi è nulla di coperto che non sarà svelato, nulla di nascosto che non sarà conosciuto. Perciò, quello che avete detto in segreto sarà udito alla luce del giorno, e ciò che avete sussurrato all’orecchio nell’interno della casa, sarà proclamato sulle terrazze» (Lc 12,2-3).

Le ultime parole suonano quasi una “profezia” su Assange e il suo WikiLeaks. Senza dubbio, sono un incoraggiamento a tutti coloro che pongono la verità, la giustizia e l’amore al di sopra di ogni manovra diplomatica.