L’umanità è mobile da sempre. Nell’epoca di internet, in cui tutte le persone sono immerse in una rete sovrannazionale, ancora di più. Non a caso Stefano Allievi parla di “rivoluzione mobiletica” in cui tutto si muove in maniera sempre più vorticosa: le informazioni, il denaro, le merci e anche, nonostante le leggi, le persone.
In questa rivoluzione stiamo dentro tutte e tutti, a prescindere dai nostri spostamenti reali. A questa mobilità umana è collegata la pluralità sociale e culturale del nostro tempo. D’altra parte, scrive l’autore, esistere, dal latino ex sistere, significa proprio uscire fuori dalla stasi, mettersi in movimen-to, andare incontro; così come i verbi legati ai moti del cuore, a ciò che mi muove dentro: e-mozionare, com-mozione.
Tutto si muove, molto si comprende, tranne ciò che è legato al migrare, o meglio al migrare di quelle persone che non siamo noi, che continuiamo a spostarci per l’Italia, l’Europa, il mondo. Ed è questo muoversi che rende la società plurale, più complessa e, inevitabilmente, più conflittuale, come è ovvio che sia in un mondo culturale che non è più omogeneo.
Ma il conflitto, sociale e culturale, va attraversato, non rigettato, temuto, soppresso. «Il conflitto è l’espressione di una crescita (in) comune», tutta la nostra vita lo è, da quella interiore, familiare, lavorativa, sociale. Nel quotidiano è l’esercizio continuo che ci permette di essere quel che siamo, come persone singole, come comunità.