La tratta di stato delle donne nere in Tunisia e Libia - Nigrizia
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Un report di ricercatrici e ricercatori internazionali approda in Parlamento europeo e denuncia le violazioni sovvenzionate con fondi UE nei confronti delle donne migranti subsahariane
La tratta di stato delle donne nere in Tunisia e Libia
22 Aprile 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti

Sarà presentato oggi a Bruxelles, al Parlamento europeo, il report di RR[X] “Women state trafficking. Violenze di genere, espulsioni e tratta delle donne nere migranti tra Tunisia e Libia”. Un rapporto che documenta casi di detenzione, compravendita e abusi che colpiscono le donne migranti, casi che sono diventati oramai una prassi portata avanti dalle guardie dei due stati nordafricani che ricevono danaro dall’Italia così come dall’Europa, per mettere in atto, nel silenzio complice di entrambe, continue violazioni di diritti umani.

56 pagine che mettono insieme 33 testimonianze, 19 di donne e 14 di uomini, raccolte in maniera anonima dal collettivo internazionale RR[X] (Ricercatrici/Ricercatori X) in partnership con ASGI, Border Forensics, The Routes Journal, On Borders e Melting Pot Europa.

Women state trafficking denuncia un sistema di “tratta di stato”. Dal 2023 a oggi, la Tunisia ha impiegato fondi europei per costruire un sistema di intercettazioni in mare, arresti ed espulsioni collettive verso la Libia.

Tra le interviste, iniziate nel dicembre del 2024, emerge una continuità di racconti di compravendite di esseri umani da parte di apparati di polizia e militari tunisini e un centro di smistamento per tali traffici: la caserma della Garde Nationale Tunisienne di El Meguissem.

Una struttura cui aggiungere tutta una rete di complessi detentivi che si trovano in Libia, a Tripoli, Al Assah, Bir Al-Ghanam, Characharah, e che risultano essere legati in maniera sistematica a questa tratta di stato che comincia in Tunisia e finisce in Libia. Strutture, la caserma prima e i centri di detenzione poi, da cui sono transitate le persone ascoltate dalle ONG.

Le organizzazioni, nella loro ricerca, dichiarano che «dal giugno 2023 al dicembre 2025, circa 7.400 persone sono state vittime della tratta di stato, stima per difetto riferita esclusivamente alle 59 operazioni di espulsione collettiva dalla Tunisia verso la Libia da noi documentate».

E nella documentazione raccolta concentrano il focus sulle donne che sono transitate per le prigioni libiche, sottolineando la violenza strutturale di genere esplicitata in trattamenti deumanizzanti, perquisizioni intime e stupri.

Cui si aggiunge il lavoro sessuale forzato e la riduzione in schiavitù lavorativa. Le donne migranti che non dispongono di risorse familiari per pagare il riscatto alle guardie carcerarie, sono obbligate a prostituirsi per poter estinguere il debito ed essere liberate dalla detenzione. Le carceri per loro spesso sono case per la prostituzione forzata, una declinazione di reclusione finalizzata a uno scopo preciso.

Il report di RR[X] intende non solo denunciare in maniera documentata quel che avviene in Tunisia e Libia, ma riaprire il dibattito sulla responsabilità dell’Unione Europea e dei singoli stati che finanziano e riconoscono come “paesi terzi sicuri” i due: la Tunisia, dove si può tranquillamente rimpatriare chi da lì fugge; la Libia, cui riconsegnare chi viene bloccato in mare, anche dalle stesse ONG che fanno soccorso e le cui navi vengono bloccate per non essersi messe d’accordo con la guardia costiera.

Una gestione delle frontiere esterne della UE che sarà amplificata con l’entrata in vigore del Patto europeo del prossimo giugno.

Una realtà, questa del report, che ha portato le ONG a depositare un ricorso contro la Tunisia presso la Corte africana dei diritti umani e dei popoli (AfCHPR) e a rimarcare come, nel marzo 2025, l’Agenzia di sicurezza interna della Libia aveva annunciato la sospensione delle attività di «10 ONG accusate di “attività ostili” volte a minare la sovranità dello stato libico, alterare l’equilibrio demografico e favorire il radicamento dei migranti irregolari nel paese».

Un allontanamento funzionale ad allentare il monitoraggio delle violazioni dei diritti.

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