Ancora esplosioni nella capitale
Due bombe hanno colpito, sabato, Kigali, capitale del Rwanda. Un morto e 28 feriti: è il bilancio delle vittime dell’attacco. Ancora troppo presto per stabilire i mandanti, anche se altri sei attacchi simili sono stati lanciati dall’inizio dell’anno. Campagna elettorale tesa, in vista delle elezioni di agosto.

A pochi mesi dalle elezioni presidenziali in Rwanda continuano le violenze che stanno scuotendo la capitale del paese e che alimentano la tensione tra le parti politiche che si sfidano al voto. Sabato, a Kigali, le esplosioni di due bombe hanno causato la morte di una persona e il ferimento di altre 28. Questi attacchi sono solo gli ultimi di una serie di attentati che si sono susseguiti negli ultimi mesi. Da dicembre, infatti, sono stati almeno sei gli attacchi bomba avvenuti in città.

Le esplosioni sono avvenute a poco più di un’ora l’una dall’altra. La prima bomba è esplosa intorno alle sette di sera, in un mercato affollato e, secondo alcuni testimoni, sarebbe stata lanciata da un’auto in movimento da alcuni uomini in abiti civili.

La seconda esplosione è, invece, avvenuta in un parcheggio di autobus nel distretto di Nyabugogo. Le indagini sono ancora all’inizio. È troppo presto per ipotizzare che le esplosioni di sabato siano collegate con gli attacchi precedenti, secondo quanto dichiarato dal portavoce della polizia, Eric Kayiranga.

Il presidente Paul Kagame attribuisce la responsabilità di alcuni dei precedenti attacchi a Faustin Kayumba Nyamwasa, ex capo dell’esercito in esilio in Sudafrica dal mese di febbraio. Quest’ultimo ha però respinto ogni accusa.

Questi episodi di violenza, alla vigilia delle elezioni che si terranno il 9 agosto prossimo, mettono in discussione la stabilità e la sicurezza della città. Da tempo Kigali era ritenuta la capitale più sicura dell’Africa centrale, lasciando dietro di sé solo il ricordo di quelle violenze che erano state il genocidio del 1994. 

Il prossimo voto vede Kagame, candidato per il partito di governo, il Fronte patriottico ruandese (Rpf), il favorito per la vittoria. Intanto alcuni gruppi per la difesa dei diritti civili continuano ad accusare il governo di abusi nei confronti dei media e degli avversari politici, dopo la chiusura di due giornali e l’arresto di diversi candidati dell’opposizione.