LA TRANSIZIONE IN MADAGASCAR. FUORI O DENTRO IL COPIONE - Nigrizia
Dossier

LA TRANSIZIONE IN MADAGASCAR. FUORI O DENTRO IL COPIONE

A cura di: Tolotra Andrianalizah e Rija Randriambola

Cosa ne sarà della mobilitazione che ha sconvolto la Grande isola fra settembre e ottobre scorsi, provocando la salita al potere del colonnello Michel Randrianirina? I primi segnali non sono chiari. Da una parte i militari sembrano navigare a vista, col rischio che la vecchia élite politica si riprenda il paese e finisca per fagocitare la rabbia popolare. In caso, infatti, a pagare sarebbero soprattutto i giovani della Gen Z e la società civile, coloro che sono scesi in piazza e che hanno lasciato il testimone delle proteste in mano alle forze armate proprio nell’ultimo, decisivo miglio. D’altro canto, Randrianirina e il suo governo si sono mossi per provare a risolvere le emergenze sociali che avevano esasperato la popolazione e hanno convocato una Concertazione nazionale che guarda alla fondazione della Quinta repubblica, affidandone la guida alle Chiese cristiane. Un inizio, insomma, che sembra allontanarli dall’assertività delle giunte militari salite al potere negli ultimi anni in Africa e che fa del Madagascar un paese a cui guardare con attenzione. A maggior ragione perché questa ambiguità continua in campo internazionale. Tuttavia, in questo c’è molto di già visto nella storia recente
del Madagascar. Il paese, strategico e ricco di risorse ma poverissimo, sembra non riuscire a sottrarsi da un ciclo infinito di crisi politiche tutte uguali che si fermano appena prima di cambiare qualcosa. La domanda a cui tenta di rispondere il dossier, è se quest’ultima rivolta abbia prodotto qualcosa di diverso

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