LE PRIME CREPE NELLE TERRE SOTTRATTE – DOSSIER DICEMBRE 2018

Etiopia, Senegal, Sierra Leone, Mali: alcuni dei paesi che hanno visto clamorose retromarcia di compagnie straniere concessionarie di terreni pubblici.

Karuturi è la compagnia indiana diventata uno dei simboli del fenomeno del land grabbing. Nel 2009 ottenne una concessione per 50 anni di 100mila ettari, nella regione di Gambella in Etiopia, per la produzione di cereali, palma da olio e canna da zucchero. Già nel dicembre 2015 il governo etiopico aveva annunciato il fallimento dell’accordo per la mancata realizzazione delle piantagioni promesse.

L’azienda ha messo a coltura solo 1.200 ettari ed è accusata di essere in ritardo con la restituzione del prestito chiesto alla Banca centrale etiopica. Nel settembre dello scorso anno il progetto è stato cancellato e la compagnia ha annunciato il ricorso a un arbitrato.

Karuturi sostiene che il governo avrebbe complicato i lavori sul campo, non ci sarebbero state mappe precise delle concessioni, sarebbero stati bloccati alcuni finanziamenti e sarebbero cambiate le regole sull’esportazione di cereali.

Lo scorso maggio, l’organizzazione Anywaa Survival, che si occupa di supportare i diritti delle popolazioni indigene nella regione di Gambella, ha pubblicato un rapporto in cui denuncia la negoziazione in corso tra il governo etiopico e la compagnia, per mantenere 7mila ettari della concessione originaria.

Anche la società italiana Tampieri Group nel 2017 ha…

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Nella foto: il fallimento del progetto Karuturi, per cui la società ha chiesto il risarcimento danni al governo

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