Siamo diventati monotematici e tutto ciò che non rigurda più l’emergenza coronavirus sembra non riguardarci. Invasi da numeri, tendenze e decreti notturni per tenerci sempre più chiusi. Non si sa come faranno in India nelle megalopoli affollatissime e in Africa nelle baraccopoli di Kinshasa, Nairobi, Johannesburg. Ma penso anche ai villaggi del Ciad profondo: chi li tiene in casa col caldo che fa? Mentre si pretende di fermare l’impossibile c’è chi va avanti, anzi!

Chi non si ferma…

Non hanno freni i terroristi nel Sahel che si scagliano contro i militari. Uccisi in questi giorni oltre 70 soldati nigeriani dopo un imboscata dell’Iswap, una branca di Boko Haram, nello Stato del Borno, vicino al villaggio di Gorni. Mentre nel vicino Ciad sulle sponde dell’omonimo lago i jihadisti di Boko Haram hanno sterminato oltre 90 militari ciadiani. E’ corso sul posto il presidente per gestire l’impossibile.

Non sentono nessun appello a fermare gli spari, a maggior ragione se vengono dalle Nazioni Unite, anche le due fazioni in lotta in Libia. Il generale Haftar denuncia un bombardamento di artiglieria al sud di Tripoli da parte dell’esercito di Al Serraj sostenuto da Turchia e Qatar.

Vuol dire che le armi arrivano eccome! Chi le ferma quelle? Del resto se guardiamo in casa nostra l’Italia, spiega bene Giorgio Beretta, sembra che l’Italia sia pronta alla guerra ma non al contenimento di un epidemia! La vera urgenza è tagliare la spesa in armi e concentrala sulla Sanità e sulle vere emergenze della gente. Come chiede con rinnovato coraggio padre Alex Zanotelli.

Non si arrestano neanche le tensioni politiche. Quando si tratta di elezioni e di potere in Africa traballa il terreno sotto ai piedi. Domenica la Guinea Conakry é finalmente andata alle urne per le elezioni legislative e per il referendum costituzionale. Dopo ripetuti appelli alla calma, nel silenzio generale e complice della Francia se non per denunciare poca trasparenza, le piazze si sono agitate e negli scontri sono morte 11 persone. Sono stati saccheggiati moltissimi centri elettorali ed é stato incendiato diverso materiale nelle urne.

Chi non ha più voce in capitolo…

Alcune tragedie vengono così inasprite sotto il grido del silenzio dei poveri. Approfittando degli schermi lontani per inalzare il livello di abusi e arbitri. Lo denuncia con coraggio l’ong congolese “Nouvelle Dinamique de la Societé civile”: nelle carceri si rischiano contagi pesantissimi e all’est della RD Congo ora si ruba sotto silenzio totale. Semmai se si parla del paese si dice soltanto che anche lì é stato dichiarato lo stato d’urgenza per 30 giorni dopo l’accertamento di 48 casi di Covid19 e 3 morti. Isolare la capitale Kinshasa è l’obiettivo. Ma a chi importa lasciare sguarnite di altoparlanti le violenze e il saccheggio dei minerali all’est? L’Emergenza altrove fa comodo alle solite certe tasche.

E i rifugiati non ci sono più? Certo che sì ma non se ne parla. Neanche dei siriani che bussano alle porte dell’Europa o che soffrono pene disumane, concentrati, loro sì, nei campi profughi di Lesbo e Kyos come denunciato dalla Commissione Giustizia & Pace dei Missionari Comboniani. Figuriamoci se sono migranti etiopi che muoiono in Mozambico! Oltre 60, provenienti dal Malawi e diretti in Sudafrica. Soffocati in un camion.

La solidarietà si misura soltanto verso chi è malato di coronavirus nel mondo o anche, fondamentale, verso chi subisce una guerra con armi nostrane e poi deve lasciare la sua terra (che si chiami Siria o Libia), elezioni truccate con complicità europee, saccheggio della propria terra e risorse per permettere ad un mondo non poi così lontano di restare almeno connesso al mondo dentro la chiusura globale?