I minerali “insanguinati” del Congo
Dopo numerosi appelli senza risposta, lanciati al governo britannico sul coinvolgimento di alcune società inglesi nel commercio dei minerali “insanguinati” provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, l’ong Global Witness porta l’esecutivo davanti all’Alta Corte di Londra per un controllo giurisdizionale.

L’ong Global Witness ha presentato ricorso, il 26 luglio, presso l’Alta Corte di Londra per chiedere un controllo giurisdizionale sull’azione del governo britannico, accusato di aver violato i suoi obblighi verso l’Onu, mantenendo il silenzio su le attività di alcune aziende inglesi implicate nel commercio dei cosiddetti “minerali insanguinati” provenienti dalle zone in conflitto all’est della Repubblica democratica del Congo.

 

Come gli altri paesi membri dell’Onu, il governo britannico è tenuto a rispettare le risoluzioni che il Consiglio di sicurezza ha approvato negli ultimi anni per porre fine ai conflitti che, tra 1998 e 2006, hanno causato più di 5 milioni di morti all’est dell paese.

 

Oltre ad imporre un embargo sulle armi nei confronti dei gruppi armati operanti in Congo, le risoluzioni in questione prevedono diverse sanzioni come il congelamento dei beni e le restrizioni agli spostamenti delle persone o entità che violano l’embargo sulle armi o che traggono profitti dal conflitto. Un’altra risoluzione, approvata l’anno scorso, obbliga invece i paesi membri a collaborare con il ‘Comitato delle sanzioni’ dell’Onu, contribuendo all’accertamento di chi finanzia il conflitto tramite l’acquisto dei “minerali insanguinati” presso i gruppi ribelli che controllano le miniere.

 

Per Global Witness, il governo britannico ha violato le risoluzioni Onu e di questo è chiamato a rispondere davanti alla magistratura londinese. Infatti, nonostante gli appelli dell’Ong internazionale, alcune aziende inglesi – Afrimex e Amc, citate nel rapporto 2009 degli esperti Onu incaricati ad indagare sul rispetto delle risoluzioni del consiglio di sicurezza – continuano a svolgere impunemente le loro attività, senza che Londra le deferisca al ‘Comitato delle sanzioni’ dell’Onu.

 

L’esecutivo britannico, da parte sua, ha respinto le accuse di Global Witness, giustificando il suo atteggiamento poco collaborativo con la mancanza di evidenze tali da provare realmente il coinvolgimento delle due società nelle guerre in Congo. Tuttavia, in una nota, Downing Street ha assicurato l’avvio di ulteriori verifiche sull’operato delle due aziende. L’esecutivo britannico ha anche sollecitato le aziende inglesi che operano nel settore minerario in Congo a “compiere ogni sforzo possibile per verificare la tracciabilità dei materiali che acquistano”.

 

Il controllo del commercio dei minerali provenienti dalla RdC è cruciale per la pace all’est di questo grande paese dell’Africa centrale: in questo senso la settimana scorsa gli Stati Uniti hanno adottato una normativa che impone alle società americane che si approvvigionano in Congo la certificazione della provenienza dei minerali acquistati. Nel frattempo, un gruppo degli esperti delle Nazioni Unite sta lavorando allo sviluppo di nuove linee guida per garantire la tracciabilità dei minerali.