Africa / Sviluppo umano
Un rapporto dell’Oxfam mette in luce come i fenomeni di corruzione ed evasione fiscale in Africa stiano rallentando la crescita economica. Di fronte a povertà diffusa e tensioni sociali crescenti l’organizzazione lancia un appello affinché si adottino le giuste strategie per migliorare la vita delle persone

La scorsa settimana, in occasione della 26esima edizione del World Economic Forum sull’Africa tenuto a Kigali, la direttrice esecutiva di Oxfam International, Winnie Byanyima, ha presentato l’ultimo rapporto realizzato dalla confederazione internazionale specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo.
Il paper, intitolato “The time is now: Building a human economy for Africa”, esamina con molta cura alcuni aspetti critici che influenzano lo sviluppo africano, come la pessima gestione del reddito derivato dalle risorse naturali e la disomogenea allocazione delle stesse nel continente. Questi due fattori sono tra i maggiori responsabili del rallentamento della crescita africana, favorito anche dal calo delle materie prime sui mercati internazionali. A peggiorare il quadro della situazione si aggiunge il discutibile operato dei governi africani, molti dei quali hanno permesso che gran parte della ricchezza incamerata finisse nelle mani delle imprese straniere.

Tensione sociale in crescita
Il documento dell’Oxfam si cimenta poi nell’esaminare diversi fenomeni, tra cui il crescente divario tra ricchi e poveri nel continente. Un gap molto pericoloso perché produce una forte instabilità sociale e costituisce un serio ostacolo per la crescita economica.
Riguardo quest’aspetto, Oxfam rileva come i dieci africani più facoltosi posseggono un patrimonio equivalente al Pil del Kenya, mentre dal 1990 il numero degli africani che vivono in povertà è aumentato di 50 milioni e i sette paesi più diseguali al mondo sono tutti del continente nero.

Evasori fiscali
Il documento ricostruisce anche come i meccanismi di elusione fiscale usati a livello globale sottraggano risorse al sistema dello Stato sociale dei paesi africani, privandoli delle risorse necessarie a combattere la povertà diffusa.
Il 30% del patrimonio degli africani ricchi, pari a circa 500 miliardi di dollari, è custodito nei paradisi offshore. Si parla in pratica di decine di miliardi di dollari all’anno sotto forma di mancato gettito fiscale, una massa enorme di denaro pubblico sufficiente a coprire la spesa sanitaria per quattro milioni di bambini, oltre che ad assumere abbastanza insegnanti per assicurare l’istruzione primaria in tutto il continente.

Strategie per il futuro
Oxfam International propone quindi di contrastare drasticamente l’evasione fiscale operata attraverso i trasferimenti di capitale offshore e di sostenere una tassazione progressiva, includendo un’imposta sulle transazioni finanziarie.
Secondo il network internazionale, le risorse ottenute dovrebbero essere utilizzate per finanziare investimenti strategici in materia di istruzione, sanità e agricoltura su piccola scala complementari a un’economia umana dalla quale possano trarre vantaggio la maggior parte degli africani.
Sono, infine, molti i paesi africani come Repubblica democratica del Congo, Guinea, Angola, Guinea equatoriale, Burundi, Ciad e Somalia, dove fenomeni di corruzione e cattiva gestione della cosa pubblica hanno prodotto un progressivo deterioramento delle condizioni di vita e l’esplosione del malcontento sociale.