Ebo Taylor, uno dei nomi più noti dell’highlife e dell’afrobeat, ci ha lasciato domenica 8 febbraio all’età di 90 anni. Il chitarrista e compositore ghanese si è spento all’indomani dell’apertura dell’Ebo Taylor Music Festival, evento tenutosi nella sua città natale di Saltpond per celebrarne l’eredità musicale.
Gli inizi e l’anima dell’highlife
L’highlife è una musica popolare ghanese nata alla fine dell’Ottocento durante il dominio coloniale britannico, da una miscela di stili tradizionali dell’Africa occidentale. Fiorì nella prima metà del XX secolo, quando i musicisti locali iniziarono a integrare influenze musicali straniere, soprattutto il jazz, nella loro musica.
Il termine stesso “highlife” fu coniato a metà degli anni ’20 dai ceti meno abbienti ghanesi che, non potendo permettersi l’ingresso nei club esclusivi dove veniva suonata, la ascoltavano dall’esterno. La definizione “high life” (vita alta) si riferiva allo stile di vita ‘elevato’ e lussuoso dell’élite.
In Ghana la sua popolarità arrivò all’apice negli anni ’50 e ’60, fino a venire eletta nel 1960 “musica da ballo nazionale” dal primo presidente ghanese Kwame Nkrumah.
In quello stesso periodo Taylor militò nei gruppi di punta della scena, tra cui The Stargazers e la Broadway Dance Band.
Il sorpasso dell’Afrobeat
Nel 1962, Taylor andò a Londra insieme alla sua band di allora, the Black Star Highlife Band, dove entrò in contatto con la scena europea del tempo. Nella capitale britannica collaborò anche con un’altra icona assoluta della musica africana, il nigeriano Fela Kuti.
I due musicisti si influenzarono a vicenda. Fela prese spunto dall’highlife per creare l’afrobeat, il genere musicale che si sarebbe imposto nella scena internazionale di lì a poco, anche grazie all’attivismo politico che lo caratterizzava.
Ebo rimase lontano da rivendicazioni e contestazioni sociali, ma integrò molti elementi dell’afrobeat nel suo stile.
Tornato in Ghana negli anni ’70, divenne il principale esponente di una variante ibrida dei due generi, lavorando sia ai suoi dischi solisti sia come arrangiatore per artisti importanti come Pat Thomas e C. K. Mann.
La riscoperta nel 2010
Una seconda ondata di popolarità internazionale arrivò a partire dal 2010, anno di pubblicazione dell’album Love and Death, da parte dell’etichetta indipendente britannica Strut Records.
L’album contiene nuove registrazioni di alcuni suoi classici (tra cui l’omonima Love and Death) e brani inediti, suonati con l’Afrobeat Academy di Berlino.
Molte star dell’hip-hop e dell’R&B utilizzarono dei campionamenti delle sue canzoni in brani di successo internazionale, come She Don’t Know del cantante statunitense Usher, amplificando la sua fama.
L’eredità
Taylor ha continuato ad andare in tournée fino all’anno scorso, esibendosi in Europa e nelle Americhe e consolidando il suo status di figura di culto tra le nuove generazioni in patria e nella diaspora africana.
«Abbiamo perso una leggenda il cui contributo ha avuto una risonanza mondiale», ha dichiarato il 21enne rapper ghanese Black Sherif, a testimonianza della sua influenza anche sulla scena musicale contemporanea.