L'epidemia in Africa Occidentale

Impegni di sostegni finanziari per un valore di tre miliardi e 400 milioni di dollari sono stati assunti nel corso di un vertice che si è tenuto nella sede delle Nazioni Unite a New York con l’obiettivo di favorire la ripresa dei paesi africani colpiti da ebola, in particolare Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Al di là dei fondi impegnati è però fondamentale che la macchina degli aiuti si muova davvero, ha detto durante la conferenza il presidente guineano Alpha Condé:“Ci è stato promesso molto ma finora abbiamo ottenuto poco; non servono grandi promesse se poi non arriva nulla”.

Tra i Paesi della comunità internazionale che hanno deciso di impegnarsi finanziariamente nell’assistenza alle popolazioni più colpite dall’epidemia anche l’Italia, che era rappresentata alla conferenza Onu da Fabio Cassese, vice direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo al Ministero degli esteri.

Nel corso della conferenza Cassese ha infatti annunciato la decisione del governo italiano di stanziare altri 24 milioni di euro nell’anno in corso.

“Di tale importo 4 milioni saranno immediatamente erogati per attività di emergenza coerenti con il piano di ripresa nazionale predisposto dal ministero della Salute della Sierra Leone”, ha aggiunto Cassese ricordando che lo scorso anno l’Italia ha erogato invece fondi per un importo complessivo di 7,7 milioni di euro.

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi mesi per arrestare la diffusione dell’epidemia, la malattia non è stata ancora debellata nei tre Paesi più colpiti. Gli ultimi dati dell’Oms segnalano infatti che nella settimana dal 29 giugno al 5 luglio sono stati 30 i casi confermati di Ebola, di cui 18 in Guinea, 3 in Liberia e 9 in Sierra Leone.

Da quando è cominciata l’epidemia, a inizio primavera 2014, sono state almeno 11.000 le vittime di ebola: “un nemico ostinato”, ha detto il presidente della Sierra Leone, Ernest Bai Koroma, alla conferenza dell’Onu aggiungendo che “a volte l’umanità ha un deficit di attenzione e vuole voltar pagina: no, no, no, questa battaglia non è finita”. (AtlasWeb)