Sierra Leone / Guinea
Le autorità sanitarie e Medici senza frontiere segnalano che nei in Sierra Leone e Guinea il virus non è ancora debellato. In quarantena un quartiere di Freetown. Oltre 11mila le vittime fino ad oggi.

Si era forse gridato vittoria troppo presto… Se la Liberia sembra liberata da ebola (dal 9 maggio 2015), non si può dire altrettanto della vicina Sierra Leone, uno dei paesi africani più colpiti dal virus. A Freetown, la capitale, 31 operatori sanitari sono stati messi in quarantena. Si tratta di tre medici e 28 infermieri venuti a contatto in una maternità con una donna incinta a cui era stato diagnosticato il virus, sabato scorso. Altri due casi erano stati denunciati nello stesso quartiere. Si tratta delle prime nuove contaminazioni da tre settimane a questa parte.

Tutto è cominciato con l’evasione dalla quarantena cui era costretto in un centro medico di Port Loko, nel nord, una regione particolarmente colpita dal virus negli ultimi mesi del 2014. Il paziente era arrivato nella bidonville di Maghazin Wharf a Freetown e là che avrebbe contaminato diverse persone, tra cui una donna, entrata in contatto con 31 persone al momento del parto. Tutto sembrerebbe comunque sotto controllo e nessuno dei 31 manifesta segni di contaminazione. Non sarebbe giusto parlare di situazione che potrebbe seminare il panico, come in passato.

Il quartiere di Maghazine Wharf è comunque stato isolato e sottoposto alla quarantena, perché si teme un propagarsi rapido del virus, dato che la zona è densamente abitata e insalubre, come del resto lo sono gli slum della capitale sierraleonese.

Dall’11 al 13 giugno, l’organizzazione Medici senza frontiere si è riunita a Dakar (Senegal) per tirare le lezioni dell’epidemia ebola. Non è tempo di abbassare la guardia, ma piuttosto di rimanere all’erta, migliorando gli interventi, cosa cruciale per vincere l’epidemia che continua, comunque, a far paura. All’inizio di giugno in Guinea si sono manifestati altri 16 casi e 15 in Sierra Leone. La gente di queste nuove zone di contagio reagisce a volte come fosse il 1° giorno dell’epidemia.

Riassumendo: se in Liberia ebola è stata dichiarata vinta dal 9 maggio scorso, in Guinea e Sierra leone la situazione continua a preoccupare gli organismi umanitari. In Guinea, nuove zone sono colpite dal virus. Un centro di transito è stato aperto a Kamsar, nel nordovest del paese.

La direttrice internazionale di Medici senza frontiere, Joanne Liu, mette in guardia contro la smobilitazione, facendo appello all’impegno delle comunità. C’è soprattutto bisogno di una leadership a livello governativo, condizione essenziale per vincere il virus.

Intanto, però, in Guinea lo sguardo è già rivolto alle elezioni presidenziali che si terranno l’11 ottobre. E nessuno può dire che l’epidemia sarà vinta prima di quell’appuntamento. Ogni volta che una nuova prefettura è colpita dal virus, bisogna riprendere tutto da zero, quasi che a un anno e mezzo dall’inizio dell’epidemia non fosse successo nulla. In prima linea nella lotta contro ebola, Medici senza frontiere riconosce che è stato un errore, per esempio, arrivare nei villaggi la prima volta con gli… scafandri che non potevano non terrorizzare la popolazione.

Ismael Ould Cheik Ahmed, capo della missione Onu per l’intervento d’urgenza contro ebola, parla anche del problema delle aggressioni contro certi operatori sanitari in Guinea. Questa resistenza da parte della gente fa paura…

Secondo le ultime cifre disponibili, il virus ebola ha colpito 26.933 persone e fatto 11.120 morti, soprattutto in Guinea (dove l’epidemia si era manifestata a fine 2013) e Sierra Leone. Secondo le cifre dell’Onu, dall’inizio dell’epidemia, anche 869 operatori sanitari sono stati infettati e 507 di loro ne sono morti.

Nella foto in alto un cartello della propaganda per la prevenzione contro il virus ebola a Freetown, capitale della Sierra Leone.