L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha ammesso, in una dichiarazione pubblicata il 16 Aprile sul proprio sito web, di aver risposto in modo lento e insufficiente all’emergenza sanitaria causata dall’epidemia di Ebola. “Abbiamo appreso una lezione di umiltà. Abbiamo visto che vecchie malattie in nuovi contesti portano regolarmente a delle sorprese” riporta il comunicato attribuito al Direttore Generale dell’Oms, Margaret Chan.

Fra gli errori dell’organizzazione elencati nella dichiarazione figurano un mancato scambio di informazioni e comunicazioni. “Non siamo stati tempestivi nell’ allertare il resto del mondo (…) non abbiamo lavorato con efficienza in coordinazione con altri partner, ci sono state imperfezioni nella comunicazioni dei rischi, confusione di ruoli e responsabilità”. Alcune critiche mettono in luce come la riluttanza a dichiarare lo scoppio del virus un’emergenza abbia portato ad una crisi di vaste proporzioni, con oltre 25,000 casi e 10,000 decessi.

In Gennaio, i 34 Paesi parte del consiglio di amministrazione dell’Oms hanno adottato una risoluzione finalizzata a riformare l’Organizzazione, affinché questa possa essere in grado di affrontare emergenze simili in futuro. Le riforme prevedono una forza di riserva di 1000 uomini, un fondo di emergenza e una forza di risposta rapida, oltre a regole sanitarie internazionali più ferree per assicurare che ogni paese sia in grado di fronteggiare l’eventuale scoppio di crisi epidemiche. I vertici dell’Oms hanno promesso inoltre di migliorare le strategie di comunicazione e la trasparenza dell’organizzazione.