Nasce il 9 luglio
La Campagna Sudan propone un’ampia analisi di ciò che sta accadendo con la nascita del Sud Sudan. E chiede al governo italiano di riconoscere subito il nuovo stato e di agire per stabilizzare la regione.

La Campagna italiana per il Sudan nel presentare un corposo e articolato dossier – “Un nuovo Sudan: il Sud” – ha chiesto al governo italiano di riconoscere immediatamente il nuovo stato del Sud Sudan, che nasce il 9 luglio, e avviare relazioni diplomatiche per contribuire allo sviluppo del nuovo paese e di relazioni di buon vicinato tra il Sud Sudan e il vicino Sudan.

La Campagna Sudan – di cui fanno parte Acli, Amani, Arci, Caritas Ambrosiana, Caritas Italiana, Mani Tese, Missionari Comboniani, Missionarie Comboniane, Ipsia Milano, Iscos Emilia Romagna, Nexus Emilia Romagna, Pax Christi – riconosce la volontà popolare con cui i cittadini del Sud Sudan si sono espressi a favore dell’indipendenza del proprio paese dal Sudan, ma esprime la preoccupazione per la futura stabilità dei territori coinvolti. La Campagna chiede perciò un urgente cessate il fuoco e l’invio di aiuti umanitari alle popolazioni colpite dai conflitti in corso.

Sempre rivolgendosi al governo italiano la Campagna ritiene sia importante, oltre al riconoscimento del nuovo stato, rafforzare la presenza diplomatica e il contributo allo sviluppo dei due paesi, anche in considerazione del ruolo ricoperto dall’Italia durante le trattative che portarono alla firma del trattato di pace del 2005, e condizionare gli aiuti ai due governi al rispetto dei diritti umani di tutti i cittadini, indipendentemente dalle differenze di genere, etnia, religione e cultura.

Spiega Giovanni Sartor, referente Campagna Sudan e responsabile Africa di Mani Tese: «La pace e la stabilità potranno essere realizzate soltanto attraverso un pieno e reale coinvolgimento della società civile sudanese. È doveroso che lo stato italiano e la comunità internazionale intervengano per contribuire al processo di pace ed evitare che il Sud Sudan si aggiunga alla lista degli stati falliti dell’area del Corno d’Africa».