46 paesi africani su 54 dipendono dall'export di materie prime
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L'85% degli stati del continente vive della vendita all'estero di idrocarburi, prodotti agricoli e giacimenti estrattivi
Economia: 46 paesi africani su 54 dipendono dalle esportazioni di materie prime
Lo studio UNCTAD rivela la fragilità di economie ancorate alle oscillazioni dei mercati globali, con ricavi commerciali che superano il 60% per l’export di risorse non lavorate. L’economia “verde” potrebbe accentuare questa dipendenza. Il continente custodisce il 30% delle riserve minerarie mondiali, molte delle quali fondamentali per le tecnologie a basse emissioni di carbonio e rinnovabili
30 Luglio 2025
Articolo di Redazione
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Credito: elaborazione Chatgpt

Il continente che alimenta la transizione energetica mondiale resta intrappolato nell’esportazione di risorse non lavorate.

Un paradosso segna il destino dell’Africa contemporanea. Mentre il mondo si affida sempre più alle sue ricchezze del sottosuolo per costruire un futuro sostenibile, 46 dei 54 paesi africani ricavano ancora dall’esportazione di materie prime grezze oltre il 60% dei loro introiti commerciali.

Una dipendenza strutturale

Il rapporto The state of commodity dependence 2025 delle Nazioni Unite, pubblicato il 21 luglio 2025, traccia un quadro inequivocabile della condizione africana.

L’85% dei paesi del continente – 46 su 54 – vive dell’esportazione di idrocarburi, prodotti agricoli e giacimenti estrattivi.

Una percentuale che colloca l’Africa al primo posto mondiale: il continente rappresenta il 46,6% di tutte le nazioni legate alle materie prime a livello globale.

La geografia delle differenze

La geografia di questa condizione rivela importanti differenze regionali. L’Africa centrale e occidentale registrano il 100% di paesi in questa categoria, con livelli di intensità che toccano l’80% nella prima regione e il 75% nella seconda. Significa che quattro paesi su cinque nell’Africa centrale derivano oltre l’80% delle loro entrate dall’export di risorse primarie.

L’Africa orientale presenta una situazione altrettanto critica, con 15 paesi su 18 (83%) classificati nella stessa condizione.

Chi non rientra nella classifica

Solo otto nazioni sfuggono a questa morsa: Tunisia, Marocco, Egitto, Gibuti, Comore, Mauritius, Eswatini e Lesotho.

Per tutti gli altri, l’ancoraggio alle esportazioni primarie raggiunge spesso livelli estremi. Sud Sudan, Libia e Ciad toccano rispettivamente il 100%, 99% con le esportazioni primarie. Seguono Angola (98%), Sudan (98%), Somalia (98%) e Algeria (96%).

Settore energetico

La specializzazione del continente si articola in tre settori principali. Undici paesi africani basano le loro esportazioni sull’energia, con l’Africa centrale che conta sei nazioni fortemente ancorate a questo comparto. I livelli oscillano dal 53,7% del Camerun al 92,4% della Guinea Equatoriale nel periodo 2021-2023.

Settore agricolo

Nel settore agricolo, l’Africa emerge come regione chiave mondiale con 15 paesi che puntano sulle esportazioni di prodotti della terra. La concentrazione maggiore si registra nell’Africa orientale (7 paesi su 15) e in quella occidentale (6 su 16).

Settore estrattivo

Ma è nell’estrazione che il continente mostra la sua rilevanza globale più marcata. Venti paesi africani sono classificati come legati alle esportazioni estrattive, rappresentando oltre il 60% di tutte le nazioni mondiali in questa categoria.

L’Africa occidentale e orientale insieme costituiscono il 75% dei paesi continentali dipendenti da questo settore. Nell’Africa meridionale, tre dei cinque paesi che vivono di materie prime si concentrano sulle attività estrattive, con il Botswana che raggiunge il 91,5% del valore delle esportazioni.

Il costo della vulnerabilità

I numeri dell’ultimo decennio raccontano di opportunità mancate e fragilità crescenti. Tra il 2012-2014 e il 2021-2023, il valore complessivo delle esportazioni africane di materie prime è calato del 5,6%, passando da 494,2 miliardi di dollari a 466,6 miliardi.

La contrazione ha colpito principalmente il settore energetico, con il declino delle esportazioni di Nigeria, Angola e Algeria.

Questa perdita di oltre 25 miliardi di dollari di ricavi rispetto al decennio precedente testimonia la vulnerabilità di economie ancorate alle oscillazioni dei mercati globali.

Una condizione che compromette la stabilità fiscale e ritarda la trasformazione strutturale, esponendo i paesi africani agli shock esterni che caratterizzano sempre più l’economia mondiale.

Dati globali

Il fenomeno del legame esclusivo con le materie prime non è esclusivamente africano, ma il continente ne rappresenta l’epicentro.

A livello globale, il numero di paesi in questa condizione è leggermente diminuito da 106 nel 2012-14 a 103 nel 2021-23. Ma persiste la severità del fenomeno.

Settantatré paesi, principalmente in Africa e Sudamerica, hanno registrato una quota di esportazioni primarie superiore all’80% nel periodo 2021-23, contro i 74 del decennio precedente.

Su 143 paesi in via di sviluppo, 95 vivevano delle esportazioni di materie prime nel 2021-2023, mentre solo 8 economie sviluppate si trovavano in questa condizione.

Il commercio globale di materie prime ha rappresentato il 32,7% del commercio mondiale di merci nel periodo considerato.

L’oro verde del XXI secolo

Eppure, proprio mentre soffre per questa dipendenza storica, l’Africa si scopre indispensabile per il futuro energetico del pianeta.

Il continente custodisce il 30% delle riserve mondiali di elementi critici per le tecnologie rinnovabili e a basso contenuto di carbonio: dai pannelli solari ai veicoli elettrici, dallo stoccaggio delle batterie all’idrogeno verde e al geotermico.

La domanda globale di questi materiali crescerà in modo esponenziale. Minerali come litio, grafite e cobalto vedranno un aumento della richiesta di quasi il 500% entro il 2050. Una crescita che non potrà essere soddisfatta senza le risorse africane.

Al centro della geopolitica economica

Questa posizione strategica colloca l’Africa al centro della nuova geopolitica mondiale, intensificando la competizione per l’accesso ai suoi giacimenti, in particolare tra Stati Uniti e Cina.

I dati della Mo Ibrahim Foundation disegnano una mappa dettagliata delle ricchezze strategiche continentali. La bauxite, essenziale per l’alluminio utilizzato nel fotovoltaico solare, vede l’Africa controllare circa un terzo delle risorse globali. La Guinea da sola detiene quasi un quarto delle riserve mondiali e ha rappresentato oltre la metà delle esportazioni globali nel 2020.

Per il cromo, fondamentale per il solare a concentrazione, il geotermico, l’idroelettrico e l’eolico, il 95% delle risorse mondiali si trova nell’Africa meridionale. I paesi africani hanno rappresentato oltre l’80% delle esportazioni globali nel 2020, con il Sudafrica che ha contribuito al 43,9% della produzione mondiale nel 2021.

La Repubblica democratica del Congo domina il mercato del cobalto con oltre il 70% dell’estrazione globale nel 2021. Questo metallo è cruciale per le batterie agli ioni di litio, i veicoli elettrici e lo stoccaggio energetico. Tuttavia, oltre il 60% del cobalto mondiale viene lavorato in Cina, evidenziando il problema della mancanza di trasformazione locale.

Nel rame, Rd Congo e Zambia insieme rappresentano oltre il 12% della produzione globale, con lo Zambia che è stato il maggiore esportatore mondiale di rame non raffinato negli ultimi cinque anni.

Per la grafite, materiale essenziale nelle batterie per veicoli elettrici e stoccaggio energetico, Mozambico e Madagascar figurano tra i primi cinque produttori mondiali. Insieme alla Tanzania, detengono oltre un quinto delle riserve globali. La domanda di grafite è destinata ad aumentare quasi 25 volte entro il 2040.

Il Sudafrica domina la produzione mondiale di manganese, seguito dal Gabon, con oltre il 60% della produzione estrattiva globale concentrata in Africa.

Ma è sui metalli del gruppo del platino (PGM) che l’Africa esprime la sua supremazia più netta. Il continente detiene oltre il 90% delle riserve globali, concentrate principalmente in Sudafrica. Questo paese ha rappresentato oltre il 70% della produzione globale di platino e oltre l’80% di quella di iridio tra il 2016 e il 2020.

Lo Zimbabwe è stato il terzo produttore mondiale di platino e il secondo di iridio nello stesso periodo. I PGM sono fondamentali per l’idrogeno verde, con una domanda proiettata ad aumentare di 150 volte entro il 2040.

Spezzare la maledizione delle risorse

La storia insegna che possedere ricchezze del sottosuolo non garantisce automaticamente prosperità e sviluppo inclusivo. La cosiddetta “maledizione delle risorse” ha colpito numerosi paesi ricchi di petrolio, gas e giacimenti, alimentando autoritarismo, conflitti e instabilità economica. La Nigeria, maggiore produttore petrolifero del continente, impiega solo lo 0,5% della popolazione nel settore estrattivo, testimoniando come l’abbondanza di risorse non si traduca necessariamente in opportunità occupazionali diffuse.

Botswana, l’esempio virtuoso

Ma la maledizione non è un destino inevitabile. Secondo il rapporto della Mo Ibrahim Foundation, il Botswana rappresenta un controesempio virtuoso, avendo trasformato la sua ricchezza di diamanti in opportunità economiche durature grazie a una governance solida e trasparente. La sua esperienza dimostrerebbe, secondo l’istituto, che con istituzioni efficaci è possibile valorizzare le risorse naturali per il beneficio collettivo.

Le potenzialità dell’AfCFTA

Uno degli elementi chiave per massimizzare le opportunità attuali è rappresentato dall’Area di libero scambio continentale africana (AfCFTA).  Accrescere il commercio intra-africano significa sviluppare catene di approvvigionamento verdi, promuovendo lo scambio di beni manifatturieri e lavorati, il trasferimento di conoscenze e la creazione di posti di lavoro qualificati a livello locale.

La sfida e la posta in gioco

L’Africa si trova davanti, quindi, a un bivio storico: la sua profonda dipendenza dalle materie prime la rende vulnerabile agli shock esterni e alle fluttuazioni dei mercati globali, ma la sua straordinaria abbondanza di elementi critici le offre un’opportunità unica per costruire un futuro più sostenibile.

La posta in gioco supera i confini africani. In un mondo che cerca disperatamente alternative sostenibili ai combustibili fossili, il successo o il fallimento dell’Africa nel valorizzare le proprie risorse determinerà il ritmo, i costi e l’equità della transizione energetica planetaria.

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