Una Corte egiziana ha condannato all’ergastolo 69 islamisti per aver appiccato fuoco a una chiesa nella cittadina di Kerdasa. Anche due minori sono stati condannati a 10 anni di carcere per il coinvolgimento nella vicenda, avvenuta il 14 agosto 2013. Un’ondata di proteste era scoppiata quel giorno in seguito all’uccisione, durante una manifestazione nella capitale, di centinaia di sostenitori del deposto presidente Morsi. Membri del movimento islamista pro-Morsi, la Fratellanza Musulmana, avevano accusato la minoranza cristiana copta di aver preso parte a quello che hanno definito “un colpo di stato”. Molte chiese sono state in quell’occasione incendiate e saccheggiate.

Oltre alla responsabilità nell’incendio, gli imputati sono stati accusati di tentato omicidio nei confronti di civili e di possesso illegale di armi. Tuttavia, uno degli avvocati della difesa ha insistito che non sono state presentate prove nel corso del processo. “Anche il prete della chiesa ha riferito di non aver visto alcuno degli imputati in occasione dell’incidente” ha detto alla Reuters l’avvocato della difesa, Hany al-Sayed.

Centinaia di membri dei Fratelli Musulmani sono stati condannati a morte o all’ergastolo nei processi di massa degli ultimi due anni. Processi che le Nazioni Unite hanno definito “senza precedenti nella storia recente”. Diversi gruppi di promozione e tutela dei diritti umani hanno accusato il governo egiziano di aver ripetutamente violato la legge, sia nazionale che internazionale. (Bbc.com)