Egitto

La procura de Il Cairo ha annunciato ieri la prossima apertura di un maxi-processo che vede alla sbarra 293 persone, accusate a vario titolo d’aver cercato di uccidere il presidente Abdel Fattah as-Sisi, il principe ereditario saudita Mohammed bin Nayef, tre giudici egiziani e compiuto attacchi nella penisola del Sinai. 151 imputati sono in carcere, sette sono fuori su cauzione, e il resto in fuga. Sono accusati di appartenere a alcune cellule dello Stato del Sinai, filiale egiziana dello Stato islamico, particolarmente attiva nel nord del Sinai. I gruppo avrebbero realizzato 19 attacchi in totale. Le 293 persone saranno giudicate da un tribunale militare che in Egitto ha giurisdizione su casi che riguardano sicurezza e terrorismo. Una normativa questa, contestata dalle organizzazioni per i diritti umani.

Il regime di Al-Sisi, intanto, continua la sua opera di repressione e intimidazione. In seguito alla recente condanna a due anni di prigione del presidente del sindacato dei giornalisti Yahya Kalash, e di due suoi membri, il sindacato ha convocato per domani un “incontro aperto” per discutere le sentenze del 19 novembre. L’arresto dei giornalisti con un bliz nella loro sede, lo scorso 1 maggio, fu criticato anche dall’Unione Europea, che parlò di “sviluppo preoccupante”.

E prosegue anche il giro di vite nei confronti dei Fratelli Musulmani. Un comitato governativo ha ordinato, infatti, la confisca dei beni di 46 membri e sostenitori del movimento islamico-politico, messo fuori legge il 9 aprile 2014 in seguito al golpe militare che rovesciò il presidente Mohammed Morsi (esponente dello stesso movimento). Il comitato, legato al ministero della Giustizia, ha fatto sapere che tra i beni confiscati vi sono cinque società che operano nell’edilizia, nel commercio e nella farmaceutica. Dopo aver ottenuto il potere il generale Al-Sisi ha incarcerato e fatto condannare a morte migliaia di veri o presunti membri dei Fratelli Musulmani, e confiscato imprese, scuole, ospedali e aziende appartenenti a membri della Fratellanza. (Reuters / Nena / News 24)