Egitto: al-Sisi concede la grazia ad Alaa Abdel Fattah - Nigrizia
Egitto Pace e Diritti Politica e Società
L’attivista britannico-egiziano avrebbe dovuto essere rilasciato un anno fa, dopo aver scontato una pena di 5 anni in carcere per “diffusione di notizie false”
Egitto: al-Sisi concede la grazia ad Alaa Abdel Fattah
Uno dei simboli delle proteste di piazza Tahrir, Alaa ha passato gli ultimi dieci anni prevalentemente in carcere e dal primo settembre aveva ripreso lo sciopero della fame contro la sua detenzione. Sono circa 65mila le persone arrestate tra il 2013 e il 2021 per motivi politici dal regime militare
23 Settembre 2025
Articolo di Giuseppe Acconcia
Tempo di lettura 9 minuti
Alaa Abdel Fattah con la madre Laila Soueif

«Il mio cuore esploderà», così Mona Seif ha reagito alla notizia della grazia presidenziale per suo fratello, l’attivista con cittadinanza inglese ed egiziana, Alaa Abdel Fattah. Alaa è uno dei sei detenuti che saranno rilasciati nei prossimi giorni, incluso nella lista dei prigionieri politici da liberare, secondo il Consiglio nazionale per i diritti umani.

La notizia è stata confermata dal suo avvocato Khaled Ali. Alaa uscirà dal carcere di Wadi al-Natrun, a nord-ovest del Cairo, quando la grazia sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. «Non ci posso credere. Stiamo andando alle porte della prigione per sapere dove e quando sarà liberato», è stata la reazione dell’altra sorella di Alaa, l’attivista Sanaa Seif.

La richiesta di grazia

Il 9 settembre il presidente al-Sisi aveva dato il suo assenso per avviare le procedure per il provvedimento di grazia per l’attivista socialista. Uno dei simboli delle proteste di piazza Tahrir, Alaa Abdel Fattah ha passato gli ultimi dieci anni prevalentemente in carcere e dal primo settembre scorso aveva ripreso lo sciopero della fame contro la sua detenzione.

La Corte penale del Cairo lo aveva rimosso dalla blacklist degli individui accusati di terrorismo a fine luglio. Da quel momento Alaa aveva parzialmente sospeso lo sciopero della fame.

Un’attesa infinita

Per i giudici egiziani che avevano promosso l’iniziativa, Alaa non è coinvolto in nessuna attività collegata alla Fratellanza Musulmana, fuorilegge in Egitto dal 2014. Nella lista da cui era stato rimosso il nome di Alaa, erano stati inseriti tra gli altri l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, morto in prigione nel 2019 in assenza di cure mediche adeguate, i principali leader del maggior partito di opposizione, Libertà e Giustizia, bandito nel 2014, ma anche l’ex calciatore Mohamed Abu Trika, e il giornalista Hisham Gaafar.

Alaa Abdel Fattah era stato aggiunto alla lista dei sospettati di legami con il terrorismo nel 2020 per un periodo di cinque anni. Ha sempre negato qualsiasi accusa contro di lui, dalla diffusione di notizie false sulle violenze della polizia in carcere, fino ai presunti legami con la Fratellanza Musulmana egiziana.

In seguito alla cancellazione dalla lista di personalità accusate di terrorismo, la Corte del Cairo aveva eliminato alcune restrizioni per l’attivista in carcere. Alaa aveva già scontato l’intera pena stabilita dai giudici egiziani da quasi un anno. Da agosto, erano stati scongelati i suoi beni ed era stato cancellato il suo divieto di recarsi all’estero.

Il simbolo di piazza Tahrir

Già lo scorso maggio il Gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie delle Nazioni Unite (UNWGAD)  aveva avvisato che la detenzione dell’attivista egiziano era illegittima e arbitraria chiedendone il rilascio immediato.

Alaa Abdel Fattah, 43 anni, doveva essere rilasciato già il 29 settembre 2024 dopo aver scontato la sua pena di 5 anni per “diffusione di notizie false”. Le autorità egiziane non hanno voluto liberarlo e si sono rifiutate di considerare anche i due anni di detenzione preventiva come parte della pena.

Alaa è cresciuto in una famiglia di attivisti politici. Suo padre, Seif al-Islam, difensore dei diritti umani, è stato in prigione e torturato nel 1980 durante il regime dell’ex presidente Hosni Mubarak. Anche sua madre Laila e le sue sorelle sono state arrestate varie volte per il loro attivismo. La moglie di Alaa, la blogger Manal, si era occupata nei primi mesi delle proteste del 2011 di raccontare le manifestazioni dal punto di vista della partecipazione femminile.

I primi arresti

Per la prima volta Alaa è stato arrestato nel 2006 perché aveva preso parte al movimento Kifaya (Basta!) contro la sesta rielezione di Mubarak. In quell’occasione scontò una pena di 45 giorni. Nelle giornate di occupazione di piazza Tahrir, nel gennaio 2011, Alaa è diventato uno dei giovani leader del movimento delle così dette Primavere Arabe che chiedevano la fine delle pratiche arbitrarie della polizia e del regime di Mubarak.

Dopo il golpe militare del 3 luglio 2013, Alaa Abdel Fattah è stato arrestato lo stesso anno per aver partecipato alle manifestazioni contro la legge anti-proteste che ancora oggi impedisce qualsiasi assembramento, anche con poche persone, in Egitto. In seguito alla condanna a cinque anni, nel 2015 è stato accusato anche di aver aggredito un ufficiale di polizia.

Le violenze in carcere

Dopo il rilascio nel marzo 2019, Alaa è stato arrestato di nuovo nel settembre dello stesso anno rimanendo in detenzione preventiva fino al 2021, quando ha ricevuto un’altra condanna a 5 anni per diffusione di notizie false per le accuse mosse contro le violenze testimoniate in carcere da parte della polizia. 

Abdel Fattah, autore di un toccante diario dal carcere, Non siete stati ancora sconfitti, ha denunciato anche gravi torture durante la sua detenzione. Nel 2022 è stato trasferito dalla prigione di massima sicurezza di Tora alla prigione di Wadi al-Natrun, nella provincia di Beheira. L’attivista ha ripreso e poi sospeso lo sciopero della fame lo scorso marzo in solidarietà con la madre Laila, docente di matematica al Cairo.

Lo sciopero della fame di Laila Soueif

Sua madre, l’attivista Laila Soueif, non ha mai smesso di chiedere con tutte le sue forze il rilascio del figlio. Lo scorso agosto ha concluso un lunghissimo sciopero della fame per chiedere il rilascio di Alaa. Laila aveva avviato la sua protesta non violenta il 29 settembre 2024, proprio il giorno in cui la carcerazione dell’attivista socialista avrebbe dovuto avere termine e il figlio avrebbe dovuto essere rilasciato.

Dopo il primo interessamento del premier labourista inglese Keir Starmer, lo scorso febbraio, Laila Soueif aveva avviato una nuova fase di sciopero della fame parziale con una nutrizione liquida di 300 calorie al giorno. Ma le sue condizioni di salute sono andate deteriorandosi.

I rapporti tra Egitto e Gran Bretagna

Soueif aveva sospeso lo sciopero della fame una prima volta in seguito a una telefonata di Starmer con il presidente egiziano al-Sisi a giugno.

Nel corso del colloquio, il premier britannico aveva enfatizzato le preoccupazioni inglesi per le condizioni detentive di Alaa. Il ministero degli Esteri britannico ha più volte confermato gli sforzi diplomatici per il rilascio dell’attivista riferendo di uno stretto monitoraggio del caso. Parlamentari e gruppi per i diritti umani nel Regno Unito hanno chiesto azioni più incisive, incluse sanzioni e bandi agli spostamenti, auspicando che il governo inglese accrescesse le pressioni sulle autorità egiziane per il rilascio di Alaa.

Continuano le violazioni dei diritti umani

Secondo l’Arabic Network for Human Rights Information, sono circa 65mila le persone arrestate tra il 2013 e il 2021 per motivi politici dal regime militare di al-Sisi. Molti tra loro sono ancora in detenzione preventiva con accuse vaghe, oppure vengono spostati in altri casi per prolungare per anni il loro arresto.

Nel 2023, al-Sisi ha lanciato la così detta iniziativa per il dialogo nazionale con le opposizioni per dare seguito all’iniziativa del Comitato presidenziale per la grazia, formato nel 2016, che aveva portato al rilascio di noti attivisti in prigione, tra cui l’avvocata per i diritti umani Mahienour el-Masri, lo studente Patrick Zaki, e l’avvocato Mohamed al-Baqer.

La repressione dei movimenti per la Palestina

Anche le manifestazioni del 2016 contro la cessione delle isole di Tiran e Sanafir all’Arabia Saudita e il movimento antiregime, innescato nel 2019 dagli egiziani all’estero, sono stati fermati dai militari egiziani.

Lo stesso è successo con le mobilitazioni per la Palestina che dopo il 7 ottobre 2023 erano fiorite in Egitto. Se inizialmente al-Sisi aveva tollerato il dissenso per il genocidio in corso a Gaza, le mobilitazioni sono in seguito state censurate e contenute alle porte del Sindacato dei giornalisti al Cairo.

D’altra parte, l’Egitto ha fatto sentire la sua voce in via ufficiale contro la pulizia etnica in corso e le operazioni militari a Gaza City. In particolare, il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, si è detto completamente contrario al prosieguo dei raid israeliani su Gaza, opponendosi a qualsiasi espulsione dei palestinesi dai loro territori.

Dal canto loro, le autorità israeliane hanno chiesto agli Stati Uniti di intervenire per contenere presunte violazioni egiziane nel Sinai del Trattato di pace con Israele del 1979. Questo dopo che il mese scorso il Cairo aveva rafforzato la sua presenza militare, dispiegando 40mila soldati nella penisola al confine con Israele.

Secondo Tel Aviv, l’Egitto starebbe andando oltre, con la costruzione di infrastrutture militari che potrebbero essere usate per operazioni in territorio israeliano in aree dove è permessa solo una limitata presenza militare in base all’accordo del 1979. Secondo Israele, l’esercito egiziano non ha fornito spiegazioni esaurienti sui lavori in corso che includono la realizzazione di basi sotterranee e l’estensione delle basi aeree esistenti.

Nonostante gli ottimi rapporti tra Egitto e Israele, la preoccupazione dei militari egiziani è invece che da un momento all’altro l’occupazione della Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano (IDF) possa causare le tanto temute deportazioni di massa dei palestinesi oltre il valico di Rafah, chiuso quasi sempre in questi due anni di guerra, nonostante la crescente necessità di aiuti umanitari e di cure per le migliaia di feriti palestinesi.

Distensione nei rapporti tra Egitto e Regno Unito

Alaa Abdel Fattah è stato finalmente graziato dal presidente egiziano. Si tratta di un’ottima notizia per i giovani rivoluzionari che sono ormai scoraggiati e disillusi perché le proteste del 2011 non hanno portato a un vero cambiamento ma al regime militare di al-Sisi. Il rilascio di Alaa segna anche una distensione nei rapporti bilaterali tra Egitto e Regno Unito, favorita anche dal riconoscimento dello stato della Palestina, deciso da Starmer, mentre continua il genocidio a Gaza.

La liberazione dell’attivista socialista dovrebbe aprire la strada al rilascio di tutti i detenuti politici in Egitto e permettere l’inclusione delle istanze critiche verso il regime militare, comprese ONG, intellettuali, stampa indipendente e partiti politici di sinistra, in un contesto politico di maggiore apertura alla società civile, almeno comparabile agli ultimi anni del regime di Mubarak.

 

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it
Sostieni Fondazione - Dona il tuo 5x1000