Il difensore algerino Rafik Halliche, sceso stoicamente in campo con il polso fratturato e le testa bendata dopo la sassaiola contro il pullman della nazionale al Cairo

Nel calcio Egitto e Algeria, si sa, non si amano. La prova arriva nel novembre 2009 a Omdurman, in Sudan, dove le due nazionali si ritrovano faccia a faccia in uno spareggio da brividi per decidere chi volerà ai Mondiali sudafricani dell’anno successivo.

Come scrive Lorenzo Forlani in un articolo su L’ultimo uomo, quella partita “non è solo un ‘derby del Nordafrica’: è una memoria di guerra”. Tutto, infatti, era cominciato vent’anni prima, sulla strada per Italia ’90.

L’occasione per il fischio d’inizio della nuova rivalità era stato un drammatico e incandescente incontro di qualificazione mondiale vinto dai Faraoni, e passato alla storia come la “battaglia del Cairo”, perché in campo era successo praticamente di tutto.

Dopo lo 0-0 in Algeria, al ritorno gli egiziani avevano preparato un clima da tregenda, c’erano stati scontri sugli spalti e negli spogliatoi, e Lakhdar Belloumi, pallone d’oro africano del 1981 e una delle stelle di quell’Algeria, aveva accecato il medico sociale dei rivali lanciandogli un pezzo di vetro in un occhio, venendo per questo condannato dalla giustizia egiziana e a lungo inseguito da un mandato di cattura dell’Interpol.

Due decadi più tardi l’atmosfera è altrettanto rovente. Prima dello spareggio le due squadre si sono distribuite equamente il bottino nel girone eliminatorio, vincendo una volta a testa, ma alla vigilia dell’incontro di ritorno al Cairo la tensione monta quando alcuni fanatici egiziani tendono un’imboscata al bus della nazionale algerina, facendolo bersaglio di una fittissima sassaiola.

Durante l’agguato tre calciatori delle Volpi del deserto rimangono feriti: Halliche è tra questi. Nonostante un polso fratturato e con una sorta di turbante avvolto attorno al capo per coprire un’arcata sopraccigliare tumefatta, Halliche scende eroicamente in campo, ma non basta: l’Algeria, vittoriosa 3-1 all’andata, viene sconfitta 2-0 ed è costretta a disputare uno spareggio finale in campo neutro.

Si gioca quattro giorni più tardi sul neutro di Omdurman, in Sudan, in uno stadio completamente militarizzato. Vince l’Algeria e il gol decisivo lo segna Antar Yahia: «Mi sono rifiutato di dare la mano ai calciatori egiziani. Ho fatto un’eccezione solo per Aboutrika. Lui a differenza degli altri è un uomo», confesserà il match-winner.

La tensione, comunque, rimarrà alta anche dopo il fischio finale, sconfinando in una vera e propria guerra diplomatica, con in mezzo anche altri paesi: addirittura un giornalista israeliano del quotidiano Yedioth Aharonoth, accusato di soffiare sul fuoco della rivalità, sarà espulso dal paese.

Alcuni testimoni, infatti, dichiareranno alla polizia di averlo visto mentre si aggirava per le strade del Cairo fasciato in una bandiera algerina per suscitare la rabbia popolare nella speranza di poter filmare i successivi scontri.

 

 

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