Egitto

Dal 20 settembre le autorità egiziane hanno lanciato la più ampia campagna repressiva dalla salita al potere del presidente Abdel Fattah al-Sisi, con oltre 2.300 arresti, tra i quali almeno 111 minorenni. A lanciare l’allarme è Amnesty International, a cui fa eco l’alleanza globale della società civile CIVICUS che parla di uno dei momenti più bassi per i diritti umani nel paese.

Tra gli arrestati vi sono centinaia di manifestanti pacifici ma anche “bersagli” più specifici, quali avvocati per i diritti umani, giornalisti, accademici, attivisti ed esponenti politici. La vasta maggioranza delle persone arrestate è indagata nell’ambito di una inchiesta che, se si arriverà a giudizio, darà luogo al più grande procedimento penale della storia egiziana per fatti relativi a manifestazioni di piazza.

Secondo l’ong per i diritti e le libertà Belady, almeno 111 minorenni di età compresa tra 11 e 17 anni sono stati arrestati e in diversi casi sottoposti a sparizione forzata per periodi di tempo che vanno da 2 a 10 giorni. Almeno 69 di loro rischiano di essere incriminati per “appartenenza a un gruppo terrorista” e “uso inappropriato dei social media”, anche se molti di loro non hanno neanche un telefono cellulare.

Amnesty International ha documentato l’arresto di cinque minorenni: tre stavano comprando materiali scolastici nel centro del Cairo, due stavano tornando a casa da scuola a Suez. Osama Abdallah, 16 anni, risulta ancora scomparso dopo l’arresto avvenuto il 21 settembre: ha bisogno di medicinali e in quei giorni doveva subire un intervento chirurgico di emergenza, denuncia l’organizzazione, sostenendo d’aver visionato immagini nelle quali “informatori” in borghese picchiano e arrestano un ragazzo di 17 anni al Cairo.

La maggior parte dei minorenni arrestati non è in grado di comunicare coi genitori ed è detenuta insieme agli adulti in violazione degli standard internazionali.

La stretta repressiva ha avuto il suo picco dopo le proteste pacifiche del 26 settembre, nelle quali i manifestanti chiedevano la fine della diffusa corruzione e del governo del presidente golpista Abdel Fattah al-Sisi. (Amnesty / Africanews)