Egitto

L’Egitto ricorda il quinto anniversario della Rivoluzione del 25 gennaio, che ha portato alla cacciata del presidente Hosni Mubarak nel 2011, tra misure di sicurezza e la preoccupazione del governo egiziano su nuove proteste e violenze. A differenza degli anni precedenti, partiti politici e movimenti non islamici quest’anno non organizzeranno nessuna manifestazione in strada, rispettando il divieto imposto dal governo. Secondo quanto riporta il quotidiano al Ahram, i partiti della corrente democratica hanno deciso infatti di organizzare eventi all’interno della loro sede.

L’unico gruppo politico che ha annunciato una commemorazione in piazza è stata la coalizione legata ai Fratelli Musulmani, l’Alleanza democratica nazionale. Giovedì il gruppo ha rilasciato una dichiarazione invitando la popolazione a una settimana di proteste: “Continueremo la nostra rivoluzione”, hanno fatto sapere senza fornire dettagli sui quando e dove avranno luogo le proteste.

L’alleanza, che ha perso molto del suo slancio tra i sostenitori di Morsi nel 2015, dai primi dei gennaio ha ripetutamente esortato gli egiziani a dare il via a proteste di massa in tutto l’Egitto. Ma finora le manifestazioni sono state contenute in alcuni distretti e villaggi nel Delta del Nord.

Da venerdì corso Piazza Tahrir al Cairo, epicentro delle proteste del 2011, e le principali strade, incroci, ponti, centri commerciali della capitale egiziana e del paese sono presidiati da polizia ed esercito, anche con blindati, per prevenire eventuali proteste. Nei giorni scorsi
quasi 69 pagine di Facebook sono state chiuse e i loro cinque amministratori arrestati per incitamento alla protesta illegale il 25 gennaio e alla violenza contro lo Stato.

Ieri in un discorso televisivo, il presidente Abdel Fattah Al Sisi, facendo riferimento al processo politico nel paese, ha ribadito che “la democrazia non matura da un giorno all’altro, ma attraverso un processo cumulativo e continuo”. Lo Stato, ha aggiunto, “intende realizzare l’equilibrio tra diritti e libertà in un quadro consapevole di libertà responsabile”. In questo, secondo al Sisi, si impedisce che il processo democratico si trasformi in “un caso distruttivo che mina le fondamenta dello Stato”. La rivoluzione del 25 gennaio 2011, in 18 giorni ha rovesciato l’allora presidente Hosni Mubarak, al potere da 30 anni, ma, ha sottolineato al Sisi, “è stata deviata dai Fratelli Musulmani che hanno rivendicato la paternità di una lotta portata avanti dal popolo”. (La Presse)