Egitto / Internet

Il 15 luglio il parlamento egiziano ha approvato una controversa legge che consente allo stato di controllare gli utenti dei social media. Secondo la legge, un account personale sui social, un blog o un sito web che raccolga oltre 5.000 follower, può essere equiparato a un luogo di diffusione di notizie e soggetto alla legge sui media, anch’essa duramente criticata.

La nuova legge colloca account popolari su Facebook, Twitter e altre piattaforme social, sotto la supervisione della commissione per il controllo dei media, il Consiglio supremo per l’amministrazione dei media. La commissione, istituita nel dicembre 2016 dal presidente al-Sisi, ha anche il potere di bloccare siti web e presentare denunce penali contro piattaforme e individui accusati di reati come “incitamento alla violazione delle leggi” e “diffamazione contro individui e religioni”.

I critici sostengono che la nuova legislazione aumenterà la capacità delle autorità di reprimere la libertà di parola e il dissenso. Numerosi attivisti dell’opposizione sono stati arrestati negli ultimi mesi con l’accusa di diffondere notizie false online.

All’inizio di questo mese, Najia Bounaim, di Amnesty International, ha avvertito che la legge «legalizza la censura di massa e intensifica l’assalto al diritto alla libertà di espressione in Egitto».

Domenica, inoltre, Human Rights Watch ha criticato l’uso da parte del governo della legislazione anti-terrorismo per perseguire attivisti e giornalisti. Le leggi approvate nel 2015, infatti, criminalizzano la pubblicazione o la promozione di notizie su incidenti terroristici che contraddicano le dichiarazioni ufficiali.

Il governo ha anche bloccato centinaia di siti web dall’estate scorsa, compresi quelli di agenzie di stampa, organizzazioni non governative e gruppi per i diritti umani.

Reporter senza Frontiere classifica l’Egitto 161 su 180 paesi in tutto il mondo per la libertà di stampa, descrivendolo come “una delle più grandi prigioni del mondo per i giornalisti”. (BBC)