Egitto

La Corte di Cassazione egiziana ha annullato la pena di morte per 149 persone accusate dell’omicidio di 13 poliziotti nel 2013, nello stesso giorno in cui le forze dell’ordine uccidevano centinaia di manifestanti che reclamavano il ritorno del presidente islamico Mohamed Morsi, destituito dall’esercito.

La Corte ha affermato che gli imputati debbano essere giudicati da un altro tribunale, diverso da quello che li aveva condannati in primo grado un anno fa. Le motivazioni della sentenza non sono ancora state rese note.

Il 3 luglio 2013, l’allora capo dell’esercito, generale Abdel Fattah al Sisi, che sarà poi eletto presidente nel 2014, destituiva e faceva arrestare il presidente Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, che aveva vinto le elezioni all’indomani della cacciata di Hosni Mubarak nella primavera 2011. Nei mesi successivi, poliziotti e soldati egiziani hanno ucciso centinaia di manifestanti filo-Morsi e rinchiuso in carcere centinaia di simpatizzanti del movimento islamista.

Il 14 agosto 2013, circa 700 manifestanti furono uccisi in poche ore nel centro del Cairo, un episodio di tale gravità e violenza che secondo Human Rights Watch potrebbe rientrare nella categoria di “crimini contro l’umanità”. La stessa sera 13 poliziotti furono massacrati da una folla inferocita che attaccò un commissariato del quartiere Kerdassa del Cairo, una roccaforte islamista. (Askanews / Afp)