Egitto / manifestazioni

Le autorità egiziane hanno dispiegato un consistente dispositivo di sicurezza in piazza Tahrir, nel centro del Cairo, per prevenire le crescenti tensioni seguite a nuove, massicce manifestazioni contro il presidente Abdel Fattah al-Sisi la sera di venerdì scorso.

Secondo i dati diffusi Egyptian Centre for Economic and Social Rights (ECRF), 365 persone sono state arrestate in questo fine settimana, riporta l’agenzia France Presse. Tra queste anche la premiata avvocata per i diritti umani Mahienour El-Massry, ammanettata ieri, mentre si occupava di organizzare la difesa dei manifestanti arrestati.

Nel 2013, subito dopo aver estromesso il presidente eletto Mohamed Morsi, al-Sisi ha instaurato un regime repressivo, vietato le manifestazioni di piazza e introdotto lo stato di emergenza. Le chiamate a sfidare il divieto si susseguono però sui social network.

E proprio attraverso i social si è propagato l’appello lanciato con un video, divenuto virale dall’inizio di settembre, dall’attore e uomo d’affari egiziano in esilio Mohamed Aly, nel quale chiedeva di scendere in piazza contro al-Sisi, accusato, con l’esercito, della corruzione dilagante.

In un nuovo video, postato sui profili social venerdì mattina, Aly è tornato ad esortare gli egiziani a manifestare. Da venerdì migliaia di persone hanno condiviso filmati sui social media che documentano le manifestazioni che si sono susseguite venerdì nella storica piazza Tahrir al Cairo, ad Alessandria, Al-Mahalla, Damietta, Mansoura e, sabato, a Suez.

In una conferenza stampa, giovedì, il presidente aveva negato le accuse di corruzione, tornando a mettere in guardia i giovani dai pericoli delle proteste. Ma con le rigide misure di austerità imposte da suo governo dal 2016 nell’ambito di un pacchetto di prestiti da 12 miliardi di dollari del Fondo monetario internazionale, il malcontento per l’aumento dei prezzi è cresciuto. Oggi, quasi un egiziano su tre vive al di sotto della soglia di povertà con 1,40 dollari al giorno, secondo i dati ufficiali pubblicati a luglio. (Anadolu / Middle East Eye)

Foto Reuters