Egitto / Terrorismo

Secondo una stima resa nota ieri dall’esercito egiziano, 450 jihadisti sarebbero stati uccisi da febbraio, quando fu lanciata l’offensiva su larga scala “Sinai 2018”, contro lo Stato Islamico nella penisola del Sinai.
Durante le operazioni militari sono rimasti uccisi anche una trentina di soldati.

La campagna è stata avviata dopo l’attacco terroristico del 24 novembre 2017 ad una moschea ad al-Arish, nel nord della penisola, che ha ucciso più di 305 persone.

Le forze di sicurezza egiziane stanno combattendo da anni la presenza di militanti affiliati al cosiddetto Stato islamico dell’autonominata ‘provincia del Sinai’, dove gli attacchi si sono intensificati dopo che l’esercito egiziano, guidato dall’attuale presidente Abdel Fatah al-Sisi, ha rovesciato il presidente islamista Mohammed Morsi, nel luglio 2013.

L’esercito è inoltre tornato ieri a respingere le critiche dei gruppi per la tutela dei diritti umani in merito all’impatto sulla popolazione civile della campagna militare – Amnesty International a marzo ha denunciato l’uso illegale delle micidiali bombe a grappolo e in seguito la massiccia demolizione di case -, spiegando che i civili nella penisola sostengono l’operazione, ricevono aiuti umanitari e che tutti gli attacchi aerei vengono effettuati fuori dalle zone residenziali.
Ai giornalisti, però, è vietato recarsi nelle aree interessate da “Sinai 2018”, tranne che in rare visite, organizzate dai militari stessi.

Sempre ieri è stato anche rinnovato per altri tre mesi lo stato di emergenza a livello nazionale, imposto il 9 aprile dello scorso anno, in seguito a una serie di attentati contro chiese e comunità copte, iniziati nel dicembre 2016, rivendicati dallo Stato islamico nel Sinai.

A completare il quadro c’è stata anche un nuovo rapporto di Amnesty International che accusa la Francia di infrangere le proprie regole sulle esportazioni di armi in Egitto. Armi che, sostiene, sono state usate per la repressione interna dei civili.

Secondo l’ong, nuove analisi dei contenuti multimediali open-source mostrano “forze di sicurezza egiziane che sparano sui manifestanti all’interno dei blindati forniti dalla Francia”. “Veicoli Sherpa e MIDS che sono stati utilizzati durante alcuni dei più sanguinosi episodi di repressione interna”, contro i civili. La dichiarazione menziona la violenta repressione da parte delle forze di sicurezza egiziane di due sit-ins al Cairo, il 14 agosto 2013, in cui furono uccisi quasi 700 manifestanti pro-Morsi. (News 24)