Un’analisi
Quello in atto dal 25 gennaio è un movimento di popolo. Tra i protagonisti, di certo i giovani. Poi i Fratelli musulmani e l’esercito che li tiene d’occhio. Mentre i cristiani stanno alla finestra.

Prevista, preparata, pianificata, annunciata, questa rivoluzione è il risultato di un lungo cammino, di una lunga gestazione. Prima domanda che ci dobbiamo porre: chi c’è dietro questa rivolta ? Chi sono i veri attori? – I Fratelli musulmani? Il Mossad ? L’Iran ? L’America? L’Occidente? Questo o quell’agente straniero?… O molto semplicemente il popolo egiziano stesso – un popolo che aveva sopportato troppo, troppo sofferto e troppo subito – che non ne poteva più di essere schiacciato, sfruttato, calpestato- e che all’improvviso è scoppiato.

Il popolo… ma quale popolo? Non certo la povera gente che è sempre vissuta nella paura e nella sottomissione… ma una certa categoria molto precisa: i giovani – e più precisamente i giovani tra i 25 e i 35 anni -, diplomati di ieri, e tuttavia frustrati, senza lavoro, senza casa, senza prospettiva di futuro.

Questi giovani al di là di un insegnamento che abbrutisce, di slogan religiosi vuoti e senza significato, di obblighi sociali e morali alienanti… cercano la loro strada e un significato da dare alla loro esistenza tramite Internet, Youtube, Facebook e Twitter… Questi giovani con gli occhi e le orecchie ben aperti, assorbono, consumano, assimilano per giorni e notti interi tutto ciò che il mondo d’oggi propone loro sulla rete… il meglio e il peggio. Questi giovani di cui alcuni hanno frequentato scuole estere o l’università americana, sognano apertura e modernità … Sono i giovani – aperti, emancipati, capaci di riflessione e di critica – che hanno rimuginato, organizzato e dato vita a questa rivoluzione.

Ma, una volta partorita, la rivoluzione non ha tardato ad essere truffata dai Fratelli musulmani che hanno cercato di ricuperarla, di farla loro, sottraendola ai giovani che l’avevano creata e inventata. Dunque, da una parte i giovani, veri autori e attori di questa rivoluzione, dall’altra i Fratelli musulmani che cercano di appropriarsela… Ma chi ancora? Ci sono altri protagonisti negli avvenimenti che si stanno svolgendo in Egitto in questo momento?

Ci sono certamente persone del potere – il presidente innanzitutto -, che non vogliono mollare, lasciare il loro posto, e si aggrappano con le unghie e i denti alla poltrona che hanno occupato per decenni. Questa cricca spesso losca e corrotta, infarcita di privilegi, arricchitasi con miliardi a spese della povera gente, sente oggi che tutto gli sfugge e cerca di reagire e di far fronte. C’è senza’altro questa cricca dietro l’attacco brutale di mercoledì 2 febbraio, quando energumeni muniti di spade e armi da fuoco, montati su cavalli e cammelli, hanno caricato ciecamente una folla senza difese che aveva optato per una rivoluzione pacifica basata sul dialogo e il negoziato.

Di fatto, questi bruti scatenati sembrano essere al soldo non solo della vecchia cricca al potere, ma anche di tutti i magnati del commercio, dell’industria e della finanza che profittavano del “sistema”. Questa banda fa fatica a mollare ed è certamente quella che ha mobilizzato questi briganti senza fede né legge per intimidire il popolo e infrangerne la determinazione.

Ci sono altri protagonisti? Probabilmente certi elementi stranieri che cercano di profittare della situazione per pescare in acque torbide. Ma non sono che un’infima minoranza. Ci sono, infine, i malavitosi, i banditi e i teppisti, che hanno saccheggiato i magazzini, svaligiato gli appartamenti, derubato i passanti … e che hanno tutto l’interesse a che la confusione continui.

Chi ancora? L’esercito, certamente! Solo garante dell’ordine, finora neutro, vicino al popolo, avversario dei Fratelli musulmani, e che vi si opporrà fermamente nel caso tentassero di impadronirsi del potere. Potremmo avere allora una nuova dittatura militare che ci riporterebbe al punto di partenza, cioè al colpo di stato del 1952?… È possibile? Non ci sarebbero altri scenari?

Cattolici prudenti
E la chiesa in tutto questo? I cattolici – gerarchia, clero, religiosi e religiose, fedeli – mantengono un silenzio prudente, rifugiandosi nelle loro chiese a celebrare messe o in riunioni di preghiera. Il patriarca copto-cattolico ha rotto questo silenzio con una dichiarazione che assicura a Mubarak il nostro sostegno e le nostre preghiere.

Quanto ai copti ortodossi – che rappresentano la stragrande maggioranza dei cristiani d’Egitto – sono più che mai divisi. A livello di gerarchia, c’è la corsa alla successione in un’atmosfera da fine regno. Quanto a Shenuda, pure lui ha fatto l’elogio del Presidente assicurandolo delle sue preghiere a scapito di tutta una corrente laica che lo sconfessa e che trova che si compromette in maniera grave prendendo posizione. Pensano che dovrebbe adottare un atteggiamento molto più neutro per non vedersi più tardi tacciare di collaborazionismo con l'”ancien régime”.

La maggioranza dei cristiani – a parte certi attivisti o intellettuali impegnati – si tiene piuttosto in disparte da questi sconvolgimenti politici e sembra abbia ricevuto delle consegne in questo senso dalla gerarchia. Di fatto, vivono nella paura e prevedono il peggio, nel caso i Fratelli musulmani prendessero il potere.. Per il momento, grazie a Dio, non c’è stato alcun incidente religioso, benché le chiese e i conventi non siano più protetti dalla polizia.

E veniamo all’ultimo – e al primo – protagonista di questi fatti : il popolo stesso. Questo, preso alla sprovvista dall’improvvisa sparizione delle forze di sicurezza e la sorprendente liberazione dei prigionieri, si è lasciato prendere dal panico di fronte alle orde di banditi che sono irrotti in città. Ma la gente si è presto ripresa e organizzata per resistere e far fronte. Sono nati spontaneamente dei comitati di difesa civile, prendendo posizione all’entrata degli immobili, agli angoli delle strade, un po’ ovunque, per difendersi, proteggere le proprie famiglie e i propri beni, organizzare il traffico e la raccolta dei rifiuti.

Questo farsi carico di sé stessi da parte della gente è stato veramente notevole e tutto avviene in questo momento con una serenità, una cortesia e un’efficacia sorprendenti. In segno di gratitudine e di riconoscenza, le donne del quartiere distribuiscono a tutti questi volontari dei pasti da loro stesse preparati con amore. Una di loro, volendo pagare al macellaio la carne che comperava a questo scopo, si è sentita rispondere da quest’ultimo: “Signora, come posso accettare denaro per il servizio che rendete gratuitamente a tutti questi giovani volontari?” Mentre la signora me lo raccontava, avevo le lacrime agli occhi.

Questa sconvolgente solidarietà alla base ha provocato in tutti gli strati della società un fraternizzazione straordinaria che ha rivelato una bontà innata nel popolo egiziano. La signora di cui sopra mi diceva a questo proposito: “Questo è l’Egitto, questi sono gli egiziani! Non quelli che rubano, saccheggiano, svaligiano, ma tutta questa povera gente dal cuore d’oro che non aspira che alla pace e alla fraternità”.

 

Auguriamoci che il nuovo regime ci aiuti a costruire, lontani da ogni lotta partigiana e confessionale, questa “unione nazionale” che, a molti, sembra pura utopia. Eppure credo che l’utopia di oggi può diventare la realtà di domani se ci crediamo veramente e se, per costruirla, ci lasciamo investire di tutto cuore, con tutta la nostra intelligenza e tutta la nostra energia. Un segno profetico di questa armonia futura ci è stata data questa mattina sulla grande piazza Tahrir al Cairo da una moltitudine di gente riunita, mano nella mano, che scandiva a una sola voce: “Siamo tutti uno!”

* direttore del Centro culturale dei gesuiti d’Alessandria
** giornalista e analista politico