Mohamed Basheer, Karim Ennarah e Gasser Abdel-Razek, rispettivamente direttore amministrativo, direttore dell'unità di giustizia penale e direttore esecutivo dell'organizzazione Eipr (Credit: Amnesty international)

Non si fermano gli arresti che nelle ultime settimane hanno colpito il think tank egiziano Egyptian initiative for personal rights (Eipr).

Lo scorso 19 novembre è stato arrestato il direttore dell’organizzazione, Gasser Abdel-Razek. Il giorno prima era stato arrestato il direttore dell’unità che si occupa di giustizia penale, Karim Ennarah. Solo pochi giorni prima era toccato al manager amministrativo, Mohamed Basheer. I tre difensori per i diritti umani sono in carcere in relazione al caso 855 e accusati di far parte di un’organizzazione terroristica, di diffondere false informazioni colpendo la sicurezza pubblica, anche attraverso internet.

Dal giorno del colpo di stato militare del 3 luglio 2013, le accuse di terrorismo sono state estese a tutti i gruppi di opposizione indistintamente, dai movimenti dell’islamismo politico ai groppuscoli che fanno riferimento alla frammentata sinistra egiziana. Nel caso 855 sono inclusi molti detenuti politici, tra cui il blogger Mohamed Oxygen, il politologo Hazem Hosni, e gli attivisti per i diritti umani Mahiennur el-Masri, Amr Imam e Mohamed al-Baqer.

Secondo Amnesty International, che ha richiesto il rilascio “immediato e senza condizioni” degli arrestati, sarebbero almeno 60mila i detenuti politici in carcere in Egitto in seguito alla repressione della società civile in corso ormai da sette anni per contenere le richieste di cambiamento fiorite con le proteste del 2011 in piazza Tahrir. Repressione che si è aggravata con la pandemia di coronavirus.

A prendere la guida ad interim di Eipr è stato Hossam Bahgat, tra i fondatori del think tank nel 2002 e i cui beni sono stati congelati nel 2016 insieme alla possibilità per lui di lasciare il paese. Collaborava con Eipr anche lo studente dell’Università di Bologna Patrick Zaki, arrestato al Cairo lo scorso febbraio e la cui detenzione preventiva è stata rinnovata per altri 45 giorni. Zaki è accusato di diffondere notizie false e di attentare alla stabilità dello stato.

Molti attivisti per i diritti umani hanno sottolineato l’uso strumentale che viene fatto della custodia cautelare in Egitto che in molti casi può durare anni senza portare ad un giusto processo. Così come la prassi, ormai in uso, di “rotare” i detenuti politici da un caso ad un altro per estendere i termini della custodia cautelare.

Secondo la stampa locale, la nuova ondata di arresti sarebbe in relazione alla visita degli ambasciatori di Francia, Germania, Gran Bretagna, Canada e Italia, avvenuta nella sede cairota di Eipr lo scorso 3 novembre per un briefing di routine sulle violazioni dei diritti umani in atto nel paese.

Il ministro degli Esteri tedesco ha condannato l’escalation contro Eipr in Egitto e ha chiesto di mettere fine alla sistematica repressione della società civile egiziana. L’Istituto del Cairo per gli studi sui diritti umani (Cihrs) e altri sei think tank, tra cui Freedom initiative e il Comitato per la giustizia (Cfj) hanno condannato gli ultimi arresti.

“Le pratiche vendicative del presidente al-Sisi non modificheranno la posizione delle nostre organizzazioni in difesa dei cittadini egiziani”, si legge in una nota. L’Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, Ravina Shamdasani, ha definito gli arresti “molto preoccupanti” aggiungendo che dimostrano la vulnerabilità della società civile egiziana

Anche Antony Blinken, consigliere per la politica estera del presidente in pectore degli Stati Uniti, insieme a senatori e deputati democratici appena eletti, ha espresso la sua preoccupazione, evidenziando che “incontrare diplomatici stranieri non è un crimine”.

In Egitto, l’elezione del democratico Joe Biden negli Stati Uniti era stata salutata con un moderato ottimismo dopo gli anni di assoluto sostegno alle politiche repressive di al-Sisi, assicurate dal presidente uscente Donald Trump. All’inizio di novembre le autorità egiziane avevano rilasciato cinque attivisti egiziano-statunitensi, familiari dell’attivista per i diritti umani Mohamed Soltan.

Come se non bastasse, il think tank Arabic network for human rights information (Anhri) ha chiesto di proteggere il giornalista Sayed Abdallah e l’attivista Rashad Kamal, tenuti illegalmente in prigione. Nonostante l’ordine di rilascio dello scorso 3 novembre, Kamal è stato trasferito alla stazione di polizia nel governatorato di Suez e Abdalla nella stazione di polizia di Ataqa.

Infine, l’escalation repressiva ha riguardato anche l’esecuzione di 49 condanne a morte in pochi giorni. I detenuti uccisi erano coinvolti nei casi 6300 e 3455 che riguardano islamisti dei Fratelli musulmani che avevano partecipato al sit-in di piazza Rabaa al-Adaweya nel 2013 e alle violenze della stazione di polizia di Kerdasa.

 

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