Egitto / Elezioni 2018

Il rimomato avvocato egiziano per i diritti umani, Khaled Ali, ha annunciato ieri la sua volontà di sfidare il presidente Abdel Fattah al-Sisi alle elezioni del 2018, sempre che, ha aggiunto, non venga prima escluso dalla competizione.

Ali – definito in passato “leggendario crociato contro la corruzione” per le sue battaglie anti-governative – è la prima persona a annunciare di voler correre contro al-Sisi, ex comandante militare che guidò il golpe contro l’allora presidente eletto Mohamed Morsi più di quattro anni fa e fu rieletto con il 97% dei consensi nel 2014. Lo stesso al-Sisi deve ancora dichiarare se correrà, ma è ampiamente previsto che lo faccia.

Durante una conferenza stampa al Cairo, l’attivista ha criticato l’amministrazione di al-Sisi, accusandolo di sopprimere le libertà e di provocare un deterioramento delle condizioni economiche e di sicurezza. Ali ha anche annunciato la creazione di una piattaforma socialista, volta a porre fine all’austerità, ridistribuire la ricchezza e combattere il terrorismo senza compromettere la libertà. “Nonostante tutte le tenebre, c’è ancora speranza. Invito tutti i segmenti della società a unirsi nella lotta collettiva per recuperare questa speranza e per salvare questa nazione”, ha detto.

Sotto la presidenza di al-Sisi migliaia di dissidenti o presunti tali, sono stati imprigionati, in moltissimi hanno subito torture, e alcuni sono stati uccisi. In questo senso ricordiamo la morte del ricercatore italiano Giulio Regeni, sulla quale non è ancora stata fatta piena luce.
Di recente il governo ha chiuso i media indipendenti e ha fortemente limitato la conduzione di sondaggi di opinione.

All’agenzia Reuters, Ali ha denunciato che dopo che i media avevano annunciato la sua conferenza stampa, ieri all’alba le forze di sicurezza hanno fatto incursione nella stamperia che preparava il materiale per la sua campagna, sequestrandolo, e accusato il proprietario dell’attività commerciale di stampare “documenti che danneggiano la sicurezza nazionale”. La sua denuncia è stata in seguito smentita dall’agenzia di stampa di stato Mena, che ha dichiarato che una “fonte di sicurezza di alto livello” ha negato che la polizia abbia fatto un’incursione nella stamperia. (Reuters)