Migliaia gli oppositori in carcere
Nel paese è in atto da tempo una feroce repressione attuata dal regime militare che utilizza i tribunali come arma di eliminazione di massa di ogni forma di dissenso. Anche con l’esecuzione di decine di condanne a morte.

Dopo le migliaia di condanne a morte, decise nel 2014 contro i sostenitori della Fratellanza Musulmana in Egitto, sono arrivate altre sentenze contro i principali oppositori del regime militare del presidente Abdel Fattah al-Sisi.

700 partecipanti al sit-in di piazza Rabaa al-Adaweya, al Cairo, represso nel sangue con 817 morti e quasi 4.000 feriti il 14 agosto 2013, hanno subito condanne detentive dai 5 ai 15 anni. Amnesty International ha definito la sentenza «ingiusta» e in violazione della Costituzione egiziana. 

All’inizio dell’anno il parlamento, controllato dai militari, aveva concesso l’immunità ai generali che si sono macchiati della strage più sanguinosa della storia recente del paese. I condannati sono stati accusati di incitamento alla violenza e organizzazione di proteste illegali.

Altri 75 oppositori sono stati condannati a morte per gli stessi fatti. Fino ad oggi, nonostante le condanne alla pena capitale non vengano di solito attuate in Egitto, ne sono già state eseguite decine.

Lo scorso 27 agosto, la Corte militare di Alessandria aveva confermato altre 14 condanne a morte e 37 ergastoli. I condannati erano accusati di far parte dell’organizzazione, messa fuori legge da al-Sisi, della Fratellanza Musulmana. Sette tra gli imputati erano già in carcere quando gli eventi di cui sono stati ritenuti responsabili hanno avuto luogo.
Tra i condannati anche la guida suprema della Fratellanza, Mohamed Badie, e il fotogiornalista e premio Unesco, Mahmoud Abu Zeid, meglio conosciuto come Shawkan.

Le autorità egiziane hanno inoltre rinnovato la detenzione del giornalista dell’emittente al Jazeera, Mahmoud Hussein, arrestato al suo rientro in Egitto dal Qatar, nel dicembre 2016, con l’accusa di “diffondere notizie false”. Non solo, sono decine gli artisti condannati negli ultimi mesi al Cairo, colpevoli soltanto di esercitare la loro libertà di espressione. Nella lista sono inclusi cantanti, sceneggiatori, attori e registi. Tra i casi più eclatanti, c’è l’arresto del poeta Galal al-Behairy, accusato di diffondere notizie false e insultare l’establishment militare.

Non è invece stato approvato il verdetto che avrebbe condannato 1.500 sostenitori della Fratellanza Musulmana ad essere ufficialmente etichettati come terroristi. Tra questi ci sono anche l’ex presidente Mohammed Morsi – deposto da al-Sisi, detenuto in isolamento e condannato all’ergastolo – e il calciatore Mohamed Aboutrika, accusato di finanziare il movimento.

Un’ulteriore stretta repressiva riguarda l’approvazione della nuova legge sulla cyber-sicurezza. E così gli account social di chi ha oltre 5 mila seguaci potranno essere chiusi se gli autori dovessero essere accusati di diffondere notizie false. La legge 45 permette anche di bloccare i siti stranieri che diffondono foto o video che possano minacciare la sicurezza nazionale.

Proprio oggi la nuova commissione economico-giudiziaria – istituita di recente dal presidente – ha annunciato il congelamento dei beni di oltre 1.000 organizzazioni benefiche, ospedali, scuole, società, canali satellitari, siti web e individui, accusati di legami con la Fratellanza.

Nonostante questo, il Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha confermato che Washington intende consegnare i 195 milioni di dollari al Cairo che il Congresso Usa aveva congelato in attesa di stabilire l’effettivo rispetto dei diritti umani nel paese. La decisione è stata preceduta dalla concessione di altri 195 milioni di dollari in aiuti militari, stabilita nel luglio 2018. In precedenza, l’ex Segretario di Stato, Rex Tillerson, aveva posto come condizione il rilascio di 43 individui accusati nell’ambito della legge draconiana contro le ong, vigente nel paese.

Infine, proseguono i tagli alla spesa pubblica e il restyling urbano. Gli ultimi a pagarne le spese sono i venditori ambulanti. I conducenti di carretti, guidati da animali, diffusissimi in Egitto, sono nell’occhio del ciclone, e costretti a pagare multe salatissime, con la giustificazione del decoro urbano nell’ambito dell’iniziativa “Cairo senza carretti guidati da animali”.