Settimana di sangue
La piazza chiede che i militari cedano il potere ai civili. Le si risponde con la repressione e con un nuovo governo. Lunedì si vota per eleggere il nuovo parlamento.

Sono giorni di tensione e di confusione mentre il paese torna ad essere segnato dallo scontro fra dimostranti e forze di sicurezza. Da quando, la scorsa settimana, i Salafiti (movimento radicale islamico) ed altre forze politiche hanno invitato gli egiziani a scendere nuovamente in piazza, le notizie di scontri fra la polizia e i dimostranti si sono susseguite. Ad oggi, si parla di almeno 32 morti e circa 2000 feriti (676 di questi solo nella notte di sabato 19).

La piazza chiede che l’Alto consiglio delle forze armate (ovvero il consiglio che ha de facto in mano le redini del potere da quando Hosni Mubarak si è dimesso lo scorso 11 febbraio) dia il potere ai civili il più presto possibile. Dopo i duri scontri dello scorso fine settimana, Mohammed Tantawi, comandante delle forze armate e presidente dell’Alto consiglio, ha annunciato l’anticipo delle elezioni presidenziali da ottobre 2012 a «prima di giugno». E soprattutto, nella tarda mattinata di oggi – secondo quanto riferisce la tivù egiziana – ha nominato Kamal El-Ganzouri primo ministro «con pieni poteri». El-Ganzouri è stato primo ministro sotto Mubarak dal 1996 al 1999.

Le reazioni alle promesse di Tantawi non sono univoche. Anche perché non c’è accordo fra i manifestanti su cosa si intenda con un passaggio di potere ai civili, proprio ora che ci si sta preparando alle elezioni parlamentari, che inizieranno lunedì 28.

L’unica cosa chiara è che l’esercito ha perso la popolarità che aveva durante la rivoluzione del 25 gennaio. Dopo la durissima repressione delle manifestazioni copte del 9 ottobre e dopo la scelta – immensamente impopolare e quantomeno dubbia – di organizzare il passaggio di potere in modo da dare all’Egitto un nuovo parlamento a marzo e un nuovo presidente entro il 2012, ora i militari perdono la faccia anche di fronte alla comunità internazionale: non spiega infatti l’esagerato uso della forza contro chi è sceso nelle piazze, non solo del Cairo, ma anche di Alessandria, Luxor, Assuan, Suez…

C’è chi parla di una seconda rivoluzione, chi del “secondo tempo” della rivoluzione… ma in realtà la situazione è molto più complicata, visto che i diversi partiti politici la stanno usando per presentarsi alle elezioni di lunedì prossimo. Fa discutere, ad esempio, la scelta dei Fratelli musulmani di ritirarsi dalle manifestazioni proprio ora. Scelta da campagna elettorale? Vedremo le prossime mosse.