Elezioni presidenziali 2012
Il 23 e 24 maggio gli egiziani scelgono il sostituto di Hosni Mubarak. E’ il primo voto libero dopo trent’anni di regime. Un voto che si svolge in un paese duramente colpito dalla crisi economica, guidato da una struttura ancora saldamente in mano al potere militare, in cui la rivoluzione dei giovani non ha ancora completato il suo percorso democratico. In audio, da Il Cairo, il giornalista Gilberto Mastromatteo.

“Molti egiziani questa mattina si sono messi in fila ancor prima dell’apertura dei seggi”. Da Il Cairo il giornalista Gilberto Mastromatteo descrive così la speranza di un cambiamento reale per il paese, quindici mesi dopo la caduta del regime di Hosni Mubarak.

Elezioni storiche per l’Egitto, le presidenziali del 23 e 24 maggio, le prime da trent’anni a questa parte, in cui il nome del nuovo capo di Stato non sia già stato scritto.

 

Più di 50 milioni di potenziali elettori – su una popolazione di 82 milioni – godono, dunque, per la prima volta, della libertà di esprimere il proprio voto a favore di uno dei 12 candidati. Un voto che si concentrerà però attorno a 5 nomi, dati per favoriti.

 

In primo piano ci sono due islamisti: l’esponente dei Fratelli Musulmani (Partito Giustizia e Libertà), il sessantenne Mohammed Morsi e Abdel Moneim Abdoul Foutouth (medico, 61 anni) che corre come indipendente ma che gode ancora del sostegno di una parte dei Fratelli Musulmani, suo ex movimento d’appartenenza.

 

Ci sono poi due figure politiche legate al vecchio regime: il settantenne Ahmad Chafiq, Primo ministro durante la caduta di Mubarak, e l’ex ministro degli Esteri ed ex Segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa (75 anni).

 

L’ultimo nome è quello del nasseriano Hamdeen Sabbahi, 57 anni, giornalista e intellettuale di sinistra che raccoglie il consenso dell’aerea liberal-democratica che ha animato il movimento di piazza Taharir. “E’ lui il candidato ‘rivoluzionario’ – spiega Mastromatteo – anche se sembra essere quello con meno possibilità di accedere al ballottaggio del 16 e 17 giugno”.

 

Un ballottaggio al quale potrebbe invece accedere Morsi, il più votato dagli egiziani all’estero (in particolare dalla comunità che risiede in Arabia Saudita) secondo i primi risultati provvisori. In Egitto gli ultimi sondaggi pubblicati dal centro studi Al-Ahram, indicavano, peraltro, come favorito Amr Moussa. “La sensazione, comunque – aggiunge il giornalista – è che le minoranze siano state escluse dalla campagna elettorale: non solo i salafiti, ma anche i Copti che potrebbero però essere l’ago della bilancia al momento del ballottaggio, con 4 milioni di elettori”.

 

(In audio, da Il Cairo il giornalista freelance Gilberto Mastromatteo, intervistato da Michela Trevisan)