Egitto

Sabato l’ex presidente egiziano Mohammad Morsi, già condannato lo scorso mesi a 20 anni di carcere per incitazione alla violenza contro manifestanti, è stato condannato a morte per spionaggio, con l’accusa di aver divulgato segreti di Stato.

Inoltre, la magistratura egiziana ha condannato l’ex leader alla pena di morte per aver preso parte a un’evasione di prigione di massa avvenuta durante le proteste che nel 2011 hanno portato alla caduta del regime Mubarak. Insieme a lui, sono stati condannati a morte anche altri 105 imputati, molti dei quali processati in contumacia. Tra di essi figurano decine di membri del movimento palestinese Hamas e del gruppo libanese sciita Hezbollah.

È notizia di ieri, poi, che le autorità egiziane hanno giustiziato 6 uomini, condannati per l’omicidio di soldati. Un tribunale ha confermato le condanne a morte lo scorso marzo, in seguito a un processo in cui i sei uomini sono stati condannati per aver condotto gli attacchi nei mesi successivi al rovesciamento dell’ex presidente egiziano Morsi da parte dell’esercito. I procuratori hanno dichiarato di essere membri del gruppo jihadista Ansar al-Beit Maqdis con base in Sinai.

Intanto gli Stati Uniti hanno espresso “profonda preoccupazione”  per la sentenza che ha condannato a morte Morsi e altri 100 detenuti dei Fratelli Musulmani. “Ci siamo spesso opposti alle sentenze e ai processi di massa”, ha affermato il Dipartimento di Stato americano, “condotto in un modo non compatibile con lo stato di diritto”. (ArabPress)