Sono state rilasciate lo scorso 19 marzo, la scrittrice, Ahdaf Soueif, e Laila Soueif, zia e madre dell’attivista socialista in prigione, Alaa Abdel Fattah, fermate con l’accusa di “incitamento alle manifestazioni e diffusione di notizie false”.

Erano state arrestate insieme a loro anche la sorella di Alaa, Mona Seif, e la docente dell’Università americana del Cairo, Rabab el Mahdi. «Il solo modo per evitare che le prigioni diventino centri di diffusione della pandemia e mettano a rischio l’intera popolazione è rilasciare quanti più prigionieri possibile», si leggeva in una lettera che Laila Soueif aveva mandato al procuratore generale del Cairo. Nello stesso giorno sono stati rilasciati altri 15 detenuti, tra cui Shady el-Ghazaly Harb, accusati di far parte di un gruppo fuorilegge e di “tentativi di rovesciare il regime”.

Il caso Zaky e i prigionieri politici

È stata rinviata al 30 marzo l’udienza per la detenzione cautelare di Patrick Zaky, studente egiziano all’Università di Bologna, arrestato lo scorso 7 febbraio al suo rientro in Egitto. I suoi familiari ne hanno chiesto il rilascio immediato perché “asmatico”, preoccupati per la mancanza di sanificazione contro il Covid-19 in carcere. Le condizioni delle carceri egiziane sono pessime. Secondo Amnesty International, sarebbero oltre 60mila i prigionieri politici nelle prigioni del paese.

Come se non bastasse, il report, appena pubblicato da Human Rights Watch, dal titolo “A nessuno importava che fosse un bambino”, denuncia gli abusi, le torture e le sparizioni forzate subiti da decine di bambini da parte di polizia e ufficiali dell’esercito egiziano. «I racconti strazianti di questi bambini e delle loro famiglie rivelano come la repressione in corso in Egitto abbia costretto i bambini a subire gravi abusi», ha denunciato il co-direttore della ong Belady, Aya Hijazi. 

Avanza il Coronavirus

Sono 14 i morti e 327 i contagi per coronavirus in Egitto. Le autorità egiziane hanno disposto il coprifuoco per due settimane a cominciare da domani sera. Il ministro della Salute, Hala Zayed, ha annunciato uno sforzo per sanificare i luoghi pubblici, mentre il governatore della Banca centrale del Cairo ha annunciato un taglio ai tassi di interesse.

Eppure, secondo molte fonti i dati dei contagi, anche tra i militari, sarebbero sottostimati in Egitto. Molti sono gli stranieri rimasti bloccati nel paese a causa della pandemia. Tra di loro lo statunitense, Matt Swider, isolato in ospedale insieme ad altri 33 passeggeri che si trovavano a Luxor per la loro crociera sul Nilo. Swider è stato in seguito dimesso dopo essere risultato negativo a un secondo tampone.

Sarebbero decine gli stranieri rientrati dall’Egitto risultati con sintomi, tra cui un cittadino tunisino. Mentre Ruth Michaelson, giornalista de The Guardian, ha subìto il ritiro dell’accredito stampa al Cairo per i suoi articoli critici sulle misure insufficienti prese per contenere il virus da parte delle autorità egiziane.

Non si ferma la guerra in Libia

Nel pieno della crisi coronavirus e in violazione della tregua raggiunta alla conferenza di Berlino dello scorso 19 gennaio, il generale Khalifa Haftar, appoggiato dalle milizie 210 e 604, e sostenuto dall’ex generale Abdel Fattah al-Sisi, ha attaccato con tre lanci di missili Tripoli, controllata dal governo di accordo nazionale di Fayez al-Serraj, che può contare sul sostegno militare di Turchia, Qatar e delle milizie di Misurata. Haftar gode del sostegno internazionale della Russia di Vladimir Putin, impegnato a stabilizzare il regime siriano di Bashar al-Assad in Siria.