Egitto / Elezioni 2018

Si apriranno lunedì 26 marzo per chiudersi tre giorni dopo, il 28 marzo, le urne in Egitto per un’elezione presidenziale di fatto già scritta, nella quale sono chiamati al voto 60 milioni di cittadini. In corsa ci sono solo due candidati: il presidente in carica, Abdel Fattah al-Sisi, e il capo del partito El Ghad, Moussa Mostafa Moussa. Quest’ultimo, noto sostenitore di al-Sisi, è considerato un avversario poco credibile. Il fatto che nel 2017 avesse lanciato una campagna per sostenere un secondo mandato del presidente e il fatto che si sia iscritto all’ultimo momento, fanno pensare infatti che sia stato costretto a candidarsi alla presidenza per dare alle elezioni una parvenza di competitività democratica.

Diversi contendenti forti che avevano dichiarato le loro aspirazioni presidenziali – tra cui un ex capo di stato maggiore dell’esercito e un ex primo ministro – sono stati esclusi o si sono ritirati accusando lo Stato di intimidazione e le autorità elettorali di parzialità. Alcuni sono stati incarcerati.

Per osservare e monitorare le elezioni sono state accreditate 53 organizzazioni civili locali, 9 organizzazioni internazionali, e 6 entità politiche, tra cui l’Unione africana, la Lega Araba e il COMESA.

Gli egiziani nella diaspora – oltre 9 milioni di persone – hanno già espresso il proprio voto dal 16 al 18 marzo. L’intero processo è monitorato dalla National Elections Authority (NEA), che ha annunciato un’alta affluenza alle urne, salutata da Moussa come un forte messaggio consegnato dagli egiziani al mondo e ai “nemici dell’Egitto”.

Sia Moussa che al-Sisi hanno esortato gli egiziani a votare, sostenendo che un’alta affluenza conferisca al vincitore un mandato forte. In realtà temono il boicottaggio lanciato da molti politici dell’opposizione che descrivono come una “mascherata” questo voto. Sotto la guida di Hamdeen Sabbahi, ex candidato presidenziale nel 2012 e 2014, otto partiti politici dell’opposizione e 150 personalità hanno infatti lanciato lo scorso gennaio la campagna “Stay at Home” (Stare a casa).

Sabbahi ha perso contro al-Sisi nelle elezioni presidenziali del 2014, vinte da quest’ultimo un anno dopo aver condotto il golpe militare che ha estromesso il presidente democraticamente eletto, Mohamed Morsi.
Morsi, sostenuto dai Fratelli Musulmani, aveva vinto le elezioni del 2012 tenutesi dopo la rivoluzione egiziana del 2011 che aveva rovesciato il presidente di lunga data, Hosni Mubarak.

L’elezione di quest’anno sarà la terza dagli eventi del 2011, ma molti analisti sostengono che la repressione sotto l’attuale presidente, compreso il modo in cui i potenziali aspiranti sono stati intimiditi e messi fuori dalla gara, indica che la politica del paese rispecchia quella precedente alla rivoluzione. Il vincitore sarà annunciato il 2 aprile. (Africanews)