Egitto

L’Autorità per la lotta alla corruzione nelle istituzioni pubbliche egiziane ha annunciato ieri d’aver smantellato quella che il governo definisce la “più grande rete internazionale per il commercio di organi umani”. In manette sono finite 25 persone: docenti universitari, operatori sanitari, proprietari di centri medici e intermediari. Secondo l’Autorità, la rete comprende “egiziani e cittadini di altri paesi arabi che sfruttano persone in condizione di estrema povertà, acquistando i loro organi e rivendendoli per grosse somme di denaro”. Sequestrati computer, documenti e “milioni di dollari e lingotti d’oro”.
L’inchiesta si è concentrata su un gruppo di 10 cliniche private e centri sanitari, in cui sarebbero avvenuti i  prelievi e i trapianti.
Nel 2010 l’allora coordinatore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Luc Noel, aveva inserito l’Egitto tra i primi cinque paesi al mondo per il commercio illegale di organi. Secondo le Nazioni Unite, nonostante l’approvazione di leggi che vietano questo commercio, centinaia di egiziani poveri ogni anno vendono i loro organi per acquistare cibo o pagare debiti.
L’allarme riguarda anche i migranti. Nel 2012, infatti, l’allora capo dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, aveva affermato che alcuni migranti venivano “uccisi per il traffico di organi” nella penisola egiziana del Sinai. Nel corso di un processo in Italia, invece, un trafficante di esseri umani aveva rivelato ai pubblici ministeri che chi non poteva pagare il debito per il viaggio, veniva venduto ai trafficanti di organi. (Bbc / Afrique Presse)