Egitto / Terrorismo

Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 19 combattenti jihadisti appartenenti a una cellula ritenuta responsabile dell’attacco compiuto venerdì contro due autobus che trasportavano fedeli cristiani copti nella provincia di Minya, nell’Egitto centrale. A darne notizie è stato ieri il ministero dell’Interno, secondo cui le forze di sicurezza hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con i terroristi in fuga, dopo un inseguimento in una zona montuosa del deserto a ovest del governatorato di Minya. Il ministero non ha specificato quando è avvenuta la sparatoria, né ha menzionato vittime tra le forze di sicurezza. Ha aggiunto però che sono state recuperate armi, tra cui fucili automatici e semi-automatici, fucili a pompa e munizioni.

Lo Stato islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco di venerdì a Minya, quando uomini armati hanno aperto il fuoco contro due autobus vicino al Monastero di Anba Samuel (San Samuele) il Confessore, 260 km a sud del Cairo, uccidendo sette persone – tra cui sei membri della stessa famiglia – e ferendone diciotto, tra cui anche dei bambini.

Lo Stato islamico non ha fornito alcuna prova a sostegno delle sue rivendicazioni di responsabilità, una delle tante negli ultimi anni, in cui la minoranza cristiana copta egiziana è stata ripetutamente presa di mira con azioni terroriste, tra cui quella che uccise 29 persone quasi nello stesso punto, nel maggio 2017.

Sebbene il governo abbia lanciato una campagna militare contro i gruppi terroristi nel Sinai in febbraio, sabato alcuni dei cristiani in lutto – durante i funerali a cui hanno partecipato migliaia di persone – hanno accusato le forze di sicurezza di ripetuti attacchi contro di loro. (Reuters / Africanews)