Egitto / Il presidente al potere fino al 2030

Con quasi l’89% dei consensi, i cittadini egiziani hanno dato il via libera alla riforma costituzionale approvata la scorsa settimana dal Parlamento. L’esito positivo della consultazione popolare, indetta in tempi record, era dato per scontato. Nei giorni precedenti al voto 34mila siti internet del paese, tra cui una petizione online che in poche ore aveva raggiunto decine di migliaia di firme, erano stati oscurati dalle autorità.

La riforma permetterà al leader Abdel Fattah al-Sisi di rimanere al governo fino al 2030 – 8 anni più di quanto stabilisce la precedente legislazione – e di estendere il suo controllo al potere giudiziario. L’esercito, inoltre, diventerà il garante della democrazia e della Costituzione, avendo la possibilità di invadere più facilmente lo spazio politico. Secondo Human Rights Watch la riforma è molto pericolosa perché “istituzionalizza l’autoritarismo” e accentra ulteriormente il potere nelle mani di al-Sisi, in un paese in cui i diritti umani sono già a rischio.

Per Hrw, «le modifiche costituzionali sono un tentativo spudorato di consolidare il potere dei militari e il referendum si è svolto in un ambiente talmente condizionato e inquinato che i suoi risultati non posso avere alcuna pretesa di legittimità». «Il presidente al-Sisi – aggiunge in una nota Michael Page, vicedirettore Hrw per il Medioriente e l’Africa – intende demolire l’indipendenza del potere giudiziario e blindare il suo regime autocratico per almeno altri 11 anni, ricreando lo stesso clima politico repressivo e impoverito che portò gli egiziani alla rivolta contro l’ex presidente Mubarak nel 2011.