Egitto / Armi

La Rete Italiana per il Disarmo attraverso un comunicato ha chiesto alle istituzioni italiane di rispettare la sospensione delle licenze di esportazione verso l’Egitto di armi e materiali utilizzabili a fini di repressione interna decretata nell’agosto del 2013 dal Consiglio dell’Unione europea.

Nonostante le pesanti violazioni dei diritti umani operate dalle autorità egiziane continuino da anni, come viene dimostrato purtroppo dal recente caso del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, trovato morto al Cairo giovedì scorso dopo esser stato violentemente torturato, l’Italia ha continuato a inviare armi in Egitto.

“Sebbene questa decisione dell’Ue non sia mai stata revocata – commenta nel comunicato Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio sulle armi leggere (Opal) di Brescia – l’Italia non solo nel 2014 ha fornito le forze di polizia egiziane di 30mila pistole, ma nel 2015 ha inviato in Egitto altri 1.236 fucili a canna liscia. Di fatto l’Italia è l’unico paese dell’Unione europea che, dalla presa del potere del generale al-Sisi, ha inviato armi utilizzabili per la repressione interna
all’Egitto” – conclude Beretta.

Nel comunicato Rete Disarmo ricorda che le violazioni dei diritti umani sono state denunciate anche da tantissime organizzazioni come Amnesty International. Da quando il generale al-Sisi è salito al potere, ci sono stati centinaia di casi di sparizioni e oltre 1700 condanne a morte, quasi tutte ancora non eseguite. La tortura è praticata abitualmente nelle stazioni di polizia e nelle carceri, compresi i centri segreti di detenzione. La libertà d’espressione e manifestazione pacifica è pesantemente limitata e i difensori dei diritti umani e i giornalisti subiscono persecuzioni e processi irregolari.

“In questo contesto – commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo – appare ancor più grave il continuo invio dall’Italia di armi verso l’Egitto: significa, infatti, sostenere
direttamente l’operato delle forze di polizia e di sicurezza e fornire strumenti per poter compiere
le loro brutali azioni di repressione”. (Rete Disarmo)