Clima / Ambiente
Una crisi umanitaria senza precedenti, provocata dai cambiamenti climatici, sta colpendo i paesi dell’Africa orientale e meridionale. Milioni di persone sono a rischio di morte per fame. L’allarme dell’Unicef.

Dopo piogge torrenziali e inondazioni, la siccità. Il fenomeno meteorologico chiamato “El Niño” sta provocando una nuova crisi umanitaria in molti paesi dell’Africa meridionale e orientale, con oltre un milione di bambini bisognosi di trattamenti urgenti per malnutrizione acuta. Nel lanciare l’allarme, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) descrive una situazione generale “senza precedenti” nella quale alla carenza di cibo, scarsità d’acqua e malattie, si sovrappone l’aumento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità.
In termini meteorologici El Niño ha superato il picco e appare ora in declino ma, avvertono gli esperti dell’agenzia climatica dell’Onu (Wmo), il suo impatto in termini umanitari ed economici verrà percepito ancora per parecchi mesi. Più precisa la stima dell’ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha), secondo cui l’attuale situazione di difficoltà durerà circa due anni, anche se le condizioni agricole dovrebbero migliorare a partire dalla seconda metà del 2016.

Paesi colpiti
Ma al momento, in vaste zone, la terra è riarsa e i raccolti bruciati dal sole. Lesotho, Zimbabwe e nove province del Sudafrica hanno dichiarato lo stato di calamità naturale, ma il paese più colpito è l’Etiopia che sperimenta la peggior siccità degli ultimi 50 anni. Qui, il numero di persone che avrà necessità di aiuti alimentari, passerà da 10.1 a 18 milioni entro la fine di quest’anno, avverte Unicef. E oltre la metà (5.75 milioni) sono bambini. I dati riportano una situazione drammatica anche in Malawi, dove oltre il 15% della popolazione (2.8 milioni) è considerata a rischio fame e dove i casi di malnutrizione acuta sono aumentati del 100% in soli due mesi (dicembre 2015 – gennaio 2016). In Lesotho, paese in cui il 57% delle persone vive sotto la soglia di povertà e dove un adulto su quattro è affetto da hiv/aids, la crisi colpisce un quarto della popolazione.
Gli effetti di El Niño si fanno sentire anche in Somalia, dove oltre due terzi di coloro che hanno urgente bisogno di assistenza sono sfollati. In Zimbabwe, l’Unicef stima che siano 2.8 milioni gli esseri umani alle prese con insicurezza alimentare e la riduzione delle fonti di acqua potabile aggrava il rischio di epidemie di colera. Un rischio presente anche nel centro e nel nord del Kenya, paese colpito, nei mesi scorsi, da piogge torrenziali. E proprio le inondazioni hanno provocato ingenti danni in molti paesi del settore equatoriale (Uganda, Kenya, Burundi, Rwanda e Tanzania) distruggendo raccolti, infrastutture e provocando la morte di persone e bestiame.

Fare i conti col clima
I cambiamenti climatici sono un fenomeno con il quale l’Africa deve imparare a rapportarsi in modo costruttivo, per tutelare non solo vite umane, ma anche importanti programmi di sviluppo economico. Ed è stato questo, infatti, il tema centrale della 42° edizione del Greater Horn of Africa Climate Outlook Forum (Ghacof 42), svoltosi dal 22 al 23 febbraio a Kigali, Rwanda, con tema: “2015, impatti di El Niño e lezioni apprese nel Corno d’Africa”. Un meeting durante il quale sono state presentate soluzioni a problematiche legate alle conseguenze di fenomeni meteo estremi in settori vitali quali agricoltura, edilizia, energia, sicurezza alimentare, allevamento, risorse idriche e salute.

Sopra due cartine con in evidenza le piogge cadute in Africa australe tra ottobre 2015 e gennaio 2016 e le zone dove sono più a rischio le produzioni agricole.