Bashir propone un governo di unità
La commissione ha sospeso il voto in alcuni seggi, mentre il caos continua in diversi stati. Non si contano più, intanto, le irregolarità e i casi di brogli, segnalati dagli osservatori che stanno monitorando il voto. Oggi la chiusura dei seggi.

Si chiudono questa sera i seggi, in Sudan dopo 5 giorni di voto. Le elezioni, le prime multipartitiche dopo 24 anni, avrebbero dovuto chiudersi martedì e sono invece proseguite per altri 2 giorni, per dare più tempo agli elettori visti i numerosi problemi tecnici e logistici. Problemi che hanno costretto la Commissione elettorale a sospendere il voto in alcuni seggi.

Secondo quanto riferito da Ahmed Abdullah, segretario generale aggiunto della Commissione, le schede distribuite in questi seggi, dei quali non è stata però resa nota l’ubicazione, non presentavano tutti i simboli dei partiti e, in alcuni casi, i nomi dei candidati erano stampati accanto alla formazione politica sbagliata. «In accordo con la legge, la commissione ha la facoltà di cancellare le elezioni e riconvocarle entro 60 giorni» si è limitato a precisare Abdullah.

Date le continue violazioni segnalate dagli osservatori, ieri, il presidente uscente, Omar Hassan el Bashir, ha chiesto ai gruppi di opposizione, che boicottano il voto, di condividere il potere con lui e il suo partito, nel nuovo governo.
L’ultimo episodio di irregolarità segnalato, riguarda il Sud Sudan, dove ieri le forze di sicurezza hanno cacciato da alcuni seggi 19 osservatori, membri delle organizzazioni non governative sudanesi.

Non solo espulsi, secondo quanto riferito dalle organizzazioni, ma anche fermati e trattenuti dalla polizia, che li avrebbe in seguito rilasciati dopo l’intervento dei locali funzionari delle Nazioni Unite.
La tensione è alimentata anche da alcuni incidenti, come quello che si è verificato tre giorni fa nella città di Raja, in sud Sudan.

Secondo la denuncia del National Congress Party, partito del presidente Bashir, un gruppo di soldati dell’esercito sud sudanese avrebbe ucciso nove membri del partito, compreso il suo leader locale. Una vicenda che però non avrebbe nulla a che fare con le elezioni, secondo la replica del Sudan People’s Liberation Movement, ma dettata piuttosto da un omicidio passionale, legato ad un caso di infedeltà.