Elezioni in Tanzania: almeno 3mila persone uccise dalla polizia
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La denuncia di gruppi panafricani della società civile, mentre la repressione continua con arresti di vertici dell’opposizione e oltre 250 persone accusate di tradimento
Elezioni in Tanzania: “Almeno 3mila persone uccise dalle forze di sicurezza”
10 Novembre 2025
Articolo di Redazione
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Nuovo capitolo della repressione che ha preceduto, accompagnato e seguito le elezioni generali del 29 ottobre in Tanzania.

Lo scorso 8 novembre la polizia ha arrestato Amani Golugwa, vicesegretario generale di CHADEMA, il principale partito di opposizione. L’uomo era ricercato, assieme ad altre nove persone, tra cui il segretario generale del partito John Mnyika e la responsabile delle comunicazioni Brenda Rupia, in relazione alle indagini avviate sui disordini elettorali.

Golugwa è il terzo alto funzionario di CHADEMA finito in manette, dopo il vicepresidente nazionale John Heche, arrestato dalla polizia a Dodoma il 4 novembre, e il leader storico e potenziale candidato alla presidenza Tundu Lissu, da sette mesi in carcere e sotto processo con l’accusa di tradimento.

Centinaia a processo per tradimento

Tradimento e cospirazione per commettere tradimento sono anche i capi d’imputazione per oltre 250 persone arrestate per aver partecipato alle proteste elettorali, divenute in alcuni casi violente.  

“Le forze di polizia, in collaborazione con altre agenzie di difesa e sicurezza, stanno continuando una seria caccia all’uomo”, ha affermato la polizia in una dichiarazione. Per CHADEMA il governo intende “azzoppare la leadership del partito” e “paralizzarne l’operatività”.

Elezione insanguinata

Le proteste sono scoppiate nelle principali città del paese il giorno del voto che ha sancito l’elezione della presidente Samia Suluhu Hassan con quasi il 98% dei consensi e il totale dominio del suo partito, Chama Cha Mapinduzi (CCM), all’Assemblea Nazionale.

La polizia, affiancata dall’esercito, aveva imposto il coprifuoco e interrotto le comunicazioni via Internet, avviando una sanguinosa repressione.

Almeno 3mila morti, secondo gruppi per i diritti umani

“Al 7 novembre, almeno 3mila persone sono state uccise dalle forze di sicurezza tanzaniane e migliaia risultano ancora disperse”, denuncia un rapporto diffuso ieri a Nairobi dal movimento “Jumuiya Ni Yetu” (La comunità è nostra, in kiswahili) e dal Pan-African Solidarity Collective – che riuniscono 40 organizzazioni per i diritti umani e della società civile di 10 paesi africani -, in cui si parla di “crimini contro l’umanità” e di un “massacro orchestrato dallo stato”.

“A causa dei continui tentativi di insabbiamento, facilitati dal continuo blackout di Internet, questo numero potrebbe essere inferiore di migliaia di unità rispetto al bilancio effettivo delle vittime”, avverte il collettivo, chiedendo l’incriminazione dei responsabili, le dimissioni immediate della presidente Hassan, l’avvio di una transizione verso un governo ad interim che attui “riforme politiche a lungo rimandate” e prepari elezioni credibili sotto una supervisione indipendente.

Fosse comuni e raid nelle case

Affermando di essere in possesso di prove fotografiche e video delle uccisioni arbitrarie, il movimento denuncia che le autorità stanno “scavando fosse comuni in tutta la Tanzania, soprattutto a Mabwepande (circoscrizione amministrativa nella regione di Dar es Salaam, ndr)”, per nascondere le prove dei massacri.

Nel report si denuncia inoltre che polizia e intelligence sorvegliavano gli ospedali, “confiscando telefoni, cancellando filmati e impedendo ai parenti delle vittime di identificare i corpi”, e imponendo al personale medico di uccidere le persone gravemente ferite da colpi di arma da fuoco.

Vi si parla ancora di “agenti di sicurezza che sfondano porte durante raid notturni, dando la caccia a uomini e ragazzi di età superiore ai 15 anni”, alcuni “picchiati brutalmente e trascinati via”, e altri “assassinati nelle loro stesse case”.

Appello alla comunità internazionale

Il collettivo chiede una missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti e una sessione d’emergenza del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana, esortando la Comunità di sviluppo dell’Africa australe (SADC) e la stessa UA – che al pari dell’Unione Europea hanno definito il voto “non libero né democratico” – a dispiegare immediatamente missioni di monitoraggio.

Le autorità tanzaniane negano le accuse definendole “invenzioni volte a destabilizzare il paese” e finora non hanno reso noto il bilancio delle vittime.

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