«In Libia, la situazione dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli sfollati libici è difficilissima a causa della guerra civile ed è aggravata dalla crisi sanitaria indotta dal Covid-19, che impone ulteriori restrizioni ai movimenti e impedisce a migranti e richiedenti asilo di trovare qualche lavoro a giornata. Va ricordato che la Libia non è solo un paese di transito ma anche di destinazione dei migranti. Anzi solo una minoranza lascia la Libia con destinazione Europa», con «49mila richiedenti asilo e rifugiati che vivono attualmente nel paese».

Così da Tripoli Jean-Paul Cavalieri, capo missione in Libia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur/Unhcr). In una conversazione con Nigrizia (audio in francese), delinea le linee d’intervento dell’Unhcr nel paese – intervento che è stato anche oggetto dell’accurata inchiesta giornalistica di Euronews lo scorso ottobre -, che comprendono la distribuzione di cibo rivolta soprattutto ai migranti da poco rilasciati dai centri di detenzione e la fornitura di kit igienici di prevenzione del coronavirus.

Prosegue anche, con i limiti imposti dalle chiusure dello spazio aereo, l’azione dei voli umanitari, che ha consentito a 2400 rifugiati di essere accolti da vari paesi europei, tra cui l’Italia, e dal Canada.