450mila i barili di olio equivalente che dall’Africa arrivano ogni giorno all’Eni
Un nuovo contratto in Rd Congo, una nuova partnership in Ghana: è sempre più grossa la fetta di petrolio africano dell’Eni. Che promette progetti sociali e rispetto dell’ambiente. Promesse non sempre mantenute.

L’Africa è sempre più una terra di conquista per l’Eni: dopo Nigeria, Gabon, Congo Brazzaville, Angola e Mozambico, la società italiana stringe nuovi accordi anche in Rd Congo e in Ghana.

Questa settimana l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni è stato ad Accra, per incontrare il presidente ghaneano John Evans Atta-Mills. Oggetto dell’incontro una partnership per il futuro, dopo le recenti scoperte di nuovi giacimenti di idrocarburi off shore. Secondo le prime esplorazioni, le riserve di greggio ghaneane sono davvero notevoli: potrebbero rendere il paese tra i primi esportatori di greggio nel continente. Lo sfruttamento dovrebbe iniziare nel 2010, e produrre fino a 120 mila barili al giorno. Un piatto troppo appetitoso perché le multinazionali straniere del petrolio se lo possano far scappare. Scaroni, accompagnato dal direttore generale della Divisione Exploration and Production, Claudio Descalzi, non ha raggiunto al momento nessun accordo, ma il terreno è pronto per accordi fruttuosi

Il Barak Obama per la sua prima e finora unica visita proprio grazie alle sue stabili istituzioni, caratterizzate da elezioni corrette, grande partecipazione popolare, alternanza al potere. L’economia del paese si regge sulle esportazioni di cacao e di oro. Accra dovrà ora dimostrare il reale radicamento della democrazia, che dovrà resistere all’interesse suscitato dalla corsa al petrolio.

La Repubblica democratica del Congo è stata la seconda tappa di Scaroni, che a Kinshasa ha firmato un accordo strategico per la cooperazione e la valorizzazione delle risorse petrolifere, assieme al ministro del Petrolio Rene’ Isekemanga Nkeka.

L’Eni si è impegnata a esplorare la presenza di idrocarburi liquidi e gassosi nella regione occidentale di Cuvette, ma anche nell’est del paese: la regione dei grandi laghi, e quella del Nord Kivu. Si tratta di aree ricche anche di minerali, come il coltan, e di pietre preziose, soprattutto diamanti: regioni che proprio a causa di queste ricchezze non hanno mai conosciuto la pace, perché al centro di mire politiche (anche di paesi confinanti, come il Rwanda) e di interessi economici, soprattutto di multinazionali senza scrupoli. La presenza di gruppi ribelli ancora attivi, soprattutto in Nord Kivu ne è una testimonianza. proprio le violenze che continuano a sconolgere la popolazione dell’est dell’RdC hanno impedito finora lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi congolesi. Solo il Rwanda ha prestato attenzione in passato alle riserve di gas sotto il lago Kivu, mentre aziende statunitensi e canadesi hanno esplorato le sponde ugandesi dei laghi Albert ed Edward, senza mai analizzare il lato congolese.

L’accordo raggiunto definisce le linee guida per l’esplorazione e lo sviluppo delle riserve di idrocarburi: l’Eni si è proposta di “valorizzare” e “modernizzare” l’industria locale, formando adeguatamente il personale locale. Il cane a sei zampe ha promesso anche progetti sociali e rispetto il territorio, richiamandosi ai principi di “sviluppo sostenibile e compatibilità ambientale” ai quali dice di ispirarsi. Le autorità di Kinshasa hanno probabilmente preferito evitare di ricordare che l’Eni è fortemente criticata dagli ambientalisti in Nigeria, per l’inquinamento causato dalle attività di estrazione del greggio nel Delta del Niger. Preoccupati anche gli ambientalisti del Congo- Brazzaville: lo sfruttamento delle sabbie bituminose siglato tra governo e Scaroni rischia di danneggiare irrimediabilmente l’ambiente.

L’Eni afferma che la produzione di greggio in Africa subsahariana raggiunge i 450mila barili di olio equivalente. La sua presenza in diversi paesi africani le ha permesso di non subire troppo il contraccolpo della crisi in Nigeria, dove gli attacchi e i sabotaggi di gruppi ribelli ai danni delle compagnie petrolifere straniere stanno bloccando la produzione e l’esportazione di idrocarburi. Una situazione confermata anche dai risultati della situazione dell’azienda nel primo semestre 2009.

Gli affari dell’Eni in Africa:

Caccia africana per l’Eni , 27/05/08, con l’intervista a Claudio Descalzi, direttore generale Eni Divisione Exploration and Production
L’Eni investe in Congo: Greenpeace preoccupata, 22/05/08, con l’intervista a Francesco Tedesco di Greenpeace