Marocco, Eau, Arabia Saudita e Qatar
I rapporti tra Rabat e i paesi arabi si stanno incrinando dopo la rottura di questi ultimi con il Qatar. Mohammed VI ha sempre dichiarato la propria neutralità, ma mantenere buoni rapporti con entrambe le fazioni in lotta si sta rivelando sempre più difficile.

Come riportato da numerosi canali internazionali, lo scorso 8 febbraio il Marocco avrebbe richiamato a Rabat il suo ambasciatore in Arabia Saudita, Mustapha Mansouri, per consultazioni.

I media riferiscono che la decisione sarebbe avvenuta in seguito alla messa in onda, sul canale saudita Al-Arabiya, di un documentario sul Sahara Occidentale che avrebbe messo in discussione la legittimità delle pretese di Rabat sui territori saharawi. La sovranità del Sahara Occidentale è contesa tra Marocco e Fronte Polisario (braccio politico del popolo saharawi sostenuto da Algeri) dal 1975, anno in cui gli spagnoli concessero l’indipendenza alla colonia. Storicamente, i paesi del Golfo hanno riconosciuto le posizioni marocchine rispetto alla questione saharawi, riconoscimento fondamentale affinché le relazioni politiche e diplomatiche vadano a gonfie vele.

Nonostante la notizia del ritiro dell’ambasciatore sia stata successivamente smentita dal ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita, resta il fatto che i rapporti tra i due paesi arabi stiano raggiungendo i livelli minimi, in un periodo di raffreddamento generale delle relazioni tra gli stati del Maghreb e quelli del Golfo.

Gli eventi nel Golfo del 2017 – Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (Eau) rompono le relazioni diplomatiche con il Qatar, innescando una crisi causata dal divergente posizionamento a livello internazionale nella lotta per l’egemonia regionale – hanno posto in seria difficoltà i governi maghrebini. Rabat, così come Tunisi ed Algeri, ha deciso di mantenere una posizione di neutralità, invitando i paesi del Golfo al dialogo.

Il Marocco, infatti, ha forti interessi nel mantenere solide le relazioni con le due fazioni in lotta. Nel 2011 la congiuntura creata dalle rivolte arabe rappresentò un’opportunità per Arabia Saudita, Eau e Qatar, che iniziarono ad investire in Marocco, sia in termini economici che di ritorno politico. Se i rapporti di cooperazione con Arabia Saudita e Eau hanno radici storiche, quelli con il Qatar si sono effettivamente rafforzati negli ultimi anni: il paese, infatti, si è trasformato nel quarto principale investitore nel paese (dopo Francia, Eau e Arabia Saudita).

Gli investimenti dei paesi del Golfo costituirono sicuramente un vantaggio economico e politico per il Marocco, in termini di aiuti finanziari, investimenti e supporto diplomatico – in particolare riguardo al riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. Il coinvolgimento delle petro-monarchie non era disinteressato e costò al Marocco la concessione di parametri di accesso al mercato interno più favorevoli e un certo grado di influenza politica, soprattutto in termini di alleanze, che spesso crearono delle divergenze tra gli interessi di Rabat e quelli dei suoi finanziatori.

In Yemen, infatti, il Marocco era impegnato – assieme a Egitto e Sudan – con uomini e mezzi nella coalizione a guida saudita/emiratina che prende parte al conflitto, in corso dal 2011, contro i ribelli houti, sostenuti da Iran e Qatar. Inoltre, il supporto emiratino al generale Haftar, in Libia, mina gli sforzi marocchini per il dialogo e il raggiungimento di un accordo di pace.

La crisi tra il Marocco e i partner del Golfo si è esacerbata con la decisione di Rabat (febbraio 2018) di ritirare i suoi contingenti dallo Yemen per “motivazioni umanitarie”, in seguito alla scelta saudita di non supportare la candidatura del Marocco per ospitare i mondiali del 2026 (il Qatar, invece, ha votato per Rabat, guadagnandosi i ringraziamenti ufficiali di re Mohammed VI).

Se in Siria gli interessi marocchini stanno convergendo con quelli dei partner del Golfo, verso un sostegno al presidente Bashar al-Assad – della questione siriana e dell’ipotetica riammissione del paese alla Lega Araba si è discusso al summit dell’organizzazione, tenutosi a Beirut, in Libano, nel gennaio scorso – le monarchie si trovano nuovamente in contrasto rispetto alle questioni religiose.

Oltre ai rapporti non idilliaci che intercorrono tra il re marocchino Mohammed VI e l’erede al trono saudita Mohammad Bin Salaman, entrambi in cerca di visibilità e di sostegno agli occhi dei partner occidentali, il supporto di Arabia Saudita e Qatar ai movimenti salafiti e a pratiche wahabite a livello regionale, mettono costantemente in pericolo gli sforzi del Marocco di ergersi a baluardo dell’islam “moderato” nel Maghreb. 

Nella foto a sinistra il principe saudita Mohammad Bin Salaman, a destra il sovrano marocchino Mohammed VI