Le relazioni diplomatiche tra Unione europea e Turchia continuano a navigare in cattive acque. Uno dei principali punti di discordia riguarda i profughi che sostano sul suolo turco.

Il loro numero è cresciuto in seguito all’inasprirsi dello scontro armato intorno alla città di Idlib, nel nord-ovest della Siria. Un conflitto pesante tra l’esercito governativo, sostenuto da Russia e Iran, e i gruppi armati composti in gran parte da jihadisti appoggiati militarmente dalla Turchia (con la “benedizione” della Nato).

Di recente, la Turchia ha ricominciato a ricattare l’Ue sul dossier profughi. Il presidente Erdogan l’aveva già fatto nel 2016, quando incoraggiò centinaia di migliaia di immigrati provenienti dalla Siria a passare la frontiera turca per entrare in Europa. Ciò provocò una grave crisi politica in molti paesi dell’Ue, cavalcata dalle destre xenofobe che ottennero un grande successo elettorale.

In quell’occasione la Turchia riuscì a ottenere da Bruxelles la delega per gestire il problema dei profughi all’interno del suo territorio. Per chiudere le frontiere Erdogan ottenne dall’Ue sei miliardi di euro. Ma il presidente turco afferma di aver incassato solo una parte di quella somma.

E ora è tornato di nuovo all’attacco, minacciando di mandare in Europa gli sfollati dalla provincia di Idlib: per ora sono 3,6 milioni di siriani, 170mila afghani e 142mila iracheni, secondo le autorità turche.

Ankara pretende dall’Ue soldi per gestire i profughi e anche un sostegno militare per impedire all’esercito governativo siriano di riconquistare Idlib. Ma l’Ue e complessivamente la Nato sono restii a collaborare con il governo turco, specie dopo che quest’ultimo si è avvicinato alla Russia.

I turchi hanno comprato il sistema di difesa antiaerea e antimissile S-400 russo e stipulato un accordo con Mosca per la realizzazione del gasdotto Turkstream e di una centrale nucleare. E ora chiedono il sostegno della Nato. Le cancellerie europee non si fidano di Erdogan, ma sono costrette a negoziare. Sanno che l’imprevedibile “sultano” è capace di inondare le città europee di jihadisti in fuga da Idlib…

Anche riguardo alla crisi libica Turchia e Ue divergono. L’Ue disapprova il dispiegamento di truppe militari turche a Tripoli a sostegno del governo di Fayez al-Sarraj. E la Francia, paese di peso nell’Ue, sostiene il generale Khalifa Haftar, che controlla gran parte del territorio libico e dei pozzi di petrolio.

L’Europa ha criticato fortemente l’accordo tra Ankara e Tripoli sulla questione delle frontiere marittime nel Mediterraneo orientale, zona potenzialmente ricca di idrocarburi. Anche Cipro, Grecia e Israele lo contestano. Ma alla fine il governo turco riesce a tenere tutti sulla corda. E la Nato vuole evitare la frattura con la Turchia per paura che passi definitivamente nel campo di Russia e Cina.

Se l’Ue vuole risolvere la questione dovrà rivedere la sua politica estera nei confronti del Medioriente, finora basata sulla logica coloniale, e aprire canali di dialogo con tutti i paesi della regione – Siria in primis –, fondati sul rispetto della loro indipendenza e sovranità. Solo così si possono arginare le ambizioni coloniali di Erdogan e mettere fine ai suoi ricatti.


Erdogan

66 anni, dal 2014 è presidente della Turchia. È stato sindaco di Istanbul dal 1994 al 1998 e primo ministro per tre mandati consecutivi dal 2003 al 2014. Nel 2001 ha fondato il Partito per la giustizia e lo sviluppo. La libertà di stampa gli dà un discreto fastidio