Eritrea

Durante una visita a Parigi, il Ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh, ha rilasciato un’intervista a Radio France International, cosa non comune per un membro del governo di Asmara.

Il giornalista che l’ha incontrato ha cercato di approfondire la questione dei recenti scontri con l’Etiopia, senza ricavarne nulla di particolarmente interessante. Ha poi introdotto molti temi controversi, messi in luce anche dall’ultimo rapporto della Commissione dell’Onu sui diritti umani, che parla di crimini contro l’umanità e suggerisce di deferire la situazione alla Corte penale internazionale.

Tra le tanti risposte il ministro ha, ad esempio, attribuito la crisi economica eritrea ad un embargo internazionale inesistente. L’unico embargo verso l’Eritrea è quello per il commercio delle armi, deciso dal Consiglio di Sicurezza per tentare di impedire il passaggio di armamenti alle forze di opposizione somale, le Corti islamiche prima e il gruppo terroristico Al Shabab poi.

Il ministro considera embargo la proibizione in diversi paesi della raccolta del 2% del reddito nelle comunità della diaspora, considerato come una forma di estorsione forzata. Alla fine dell’intervista si è detto sicuro che i problemi economici si risolveranno nell’arco di due anni, senza dare dettagli in proposito.

Sul punto riguardante la leva a tempo indeterminato nel servizio nazionale, ha affermato che il governo ha recentemente smobilizzato 100.000 giovani, che sarebbero quelli che scappano, prendendo la via del Mediterraneo verso l’Europa, negando perciò la circostanza accertata che fuggono soprattutto dai training militari. Quanto al numero dei giovani eritrei richiedenti asilo, secondo lui non corrisponde al vero. Gli eritrei sarebbero pochissimi, ma, essendo gli unici a cui è riconosciuto l’asilo politico, molti etiopici e somali si spaccerebbero per eritrei.

Ma la risposta per certi versi più controversa riguarda i detenuti politici, e in particolare quelli arrestati il 18 settembre 2001, cioè 15 anni fa, di cui più nulla si è saputo. A riguardo il ministro ostentando una certa sicurezza ha risposto che sono tutti vivi, stanno bene e si trovano in buone mani. (Rfi)