Reclute in fuga
17 calciatori della nazionale eritrea non volevano fare il servizio militare perpetuo e avevano chiesto asilo politico in Uganda nel 2012. Da lì sono stati trasferiti in Romania e ora sono riemersi in Olanda. Hanno ottenuto asilo politico e possono ricominciare a giocare. La storia ricostruita dal New York Times.

La nazionale di calcio eritrea fece perdere le proprie tracce a Kampala (Uganda) nel dicembre del 2012, durante la Cecafa Cup, un torneo di calcio che si gioca quasi ogni anno dal 1973 tra le nazionali di Kenya, Uganda, Tanzania, Sudan, Etiopia, Eritrea, Zanzibar, Somalia, Rwanda, Burundi e Gibuti.

I 17 giocatori eritrei vivono ora in Olanda nella cittadina di Gorinchem, 75 km a sud di Asterdam. A renderlo noto, il sindaco della città, Anton Barske, il quale ha chiarito anche che i giocatori eritrei hanno ottenuto asilo politico in Olanda. E le squadre locali di calcio si stanno muovendo per farli giocare.

La storia

Nel 2012, dopo due sconfitte e un pareggio nel girone di qualificazione del torneo, la nazionale eritrea era pronta a lasciare Kampala per tornare ad Asmara. Ma prima di recarsi all’aeroporto 17 giocatori e diversi dirigenti lasciarono il loro hotel per andare a “fare shopping”. Solo tre membri della nazionale eritrea di calcio tornarono ad Asmara, mentre gli altri si consegnarono alle autorità ugandesi chiedendo asilo politico.

La ragione che addussero era questa: temevano di essere obbligati dal governo eritreo a fare il servizio militare per un numero di anni non definito e del tutto gratuitamente. E questa è ancora oggi una prassi effettiva del regime di Isaias Afwerki. L’Uganda concesse asilo politico e la squadra fu ospitata in un campo profughi per circa sei mesi.

La notizia fece subito scalpore, rimbalzò sui giornali di mezzo mondo e quindi, anche per tutelare maggiormente il gruppo, i calciatori furono trasferiti in un campo di transito per rifugiati a Timisoara, in Romania. Poi sono scomparsi dalle cronache per riemergere in Olanda. Il New York Times ha ricostruito la storia.

I precedenti

Le rare trasferte all’estero per le competizioni internazionali sono da sempre “ghiotte” occasioni per sottrarsi alla dittatura eritrea. Anche nel 2010, sempre durante il torneo Cecafa che si giocò in Tanzania, 13 giocatori eritrei fuggirono ricomparendo tempo dopo a Houston, in Texas. Lio stesso accadde nel 2009 durante un torneo internazionale in Kenya. Quella volta i giocatori si rifugiarono prima in un campo profughi a Nairobi e successivamente in Australia.

Ma le fughe non riguardano solo il calcio. Durante le recenti Olimpiadi di Londra nel 2012 l’atleta eritreo 18enne Weynay Ghebresilasie che gareggiava nei 3000 metri siepi, chiese asilo alla Gran Bretagna e la stessa cosa fecero altri tre atleti in quell’occasione, ma non parlarono ai media per il timore di ripercussioni sulle loro famiglie.

Sulla drammatica situazione dell’Eritrea, indipendente dal 1991, è incentrato l’editoriale di giugno di Nigrizia. Il focus è sulla presa di posizione dei vescovi i quali, incontrando papa Francesco in Vaticano ai primi di maggio, hanno denunciato l’autoritarismo e militarismo del regime, che obbliga al servizio militare anche i seminaristi e i religiosi di età inferiore a cinquant’anni.