Festa d'indipendenza
Esattamente 25 anni fa il popolo eritreo conquistava la sua indipendenza dall'Etiopia dopo una sanguinosa guerra. Un sogno di libertà, pace e sviluppo spinse la gente di allora nella lotta. Un desiderio che però oggi risulta tradito dal regime repressivo di Isaias Afwerki.

Il 24 maggio del 1991 l’esercito del Fronte popolare di liberazione dell’Eritrea (FPLE) entrava ad Asmara accolto dalla popolazione in festa. L’Eritrea era indipendente dopo una lotta trentennale contro l’Etiopia, cui era stata federata dall’Onu nel 1952, e che l’aveva annessa dieci anni dopo. Era stata una lotta durissima, nell’isolamento internazionale ma fortemente sostenuta dalla popolazione.
Il risultato del referendum di autodeterminazione, tenutosi nell’aprile del 1993 sotto l’egida dell’Onu, ne è la testimonianza più chiara: il 99,83% dei voti furono per l’indipendenza. L’Eritrea diventava a tutti gli effetti il 53° stato africano e aveva il suo seggio alle Nazioni Unite e all’Organizzazione dell’Unità Africana (ora Unione Africana). I festeggiamenti, sia in Eritrea che nelle comunità della diaspora, durarono giorni. Momenti di tripudio indimenticabili per tutti coloro, eritrei e non, che ebbero la fortuna, e l’onore, di potervi partecipare.

Speranze disattese
Anche in questi giorni ad Asmara si stanno preparando grandi festeggiamenti per i 25 anni dalla liberazione. Molti sono gli eritrei residenti all’estero che sono tornati a casa per le celebrazioni. Molti sono quelli che non torneranno, per non festeggiare con il governo di Isaias Afwerki che ha deluso le speranze di libertà, pace e sviluppo che avevano sostenuto la lotta per l’indipendenza. In Eritrea in 25 anni non è stata promulgata la costituzione e non ci sono mai state elezioni politiche. Vige un regime a partito unico, lo stesso fronte di liberazione che ha cambiato nome, Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (PFDJ).
Le violazioni dei diritti umani, civili e individuali sono tanto gravi da meritare di essere indagati dall’apposita commissione dell’Onu. Le prigioni sono piene di prigionieri politici e per reati di opinione. L’economia è rigidamente statalizzata e al collasso. Dal paese un flusso continuo di giovani, ormai anche molti minorenni, cerca rifugio nei paesi vicini e finisce per incamminarsi verso le sponde del Mediterraneo, nelle mani dei trafficanti di esseri umani. La popolazione, al momento della liberazione compatta e coesa, è ora divisa tra chi sostiene il governo e chi vi si oppone strenuamente.

Una lettera per ricordare
A testimonianza dell’atmosfera in cui si celebrerà questo primo quarto di secolo di indipendenza, si riporta di seguito una lettera pubblicata nei giorni scorsi sulla pagina Facebook di Miriam September, molto probabilmente uno pseudonimo che vuole ricordare una delle quattro donne sparite nelle prigioni eritree. Miriam Hagos, ex combattente per la libertà, partigiana insomma, e operatrice culturale molto in vista ad Asmara fino all’arresto, nel settembre del 2001. Da allora, di lei non si sa più niente, come di tutti coloro che furono arrestati il 18 settembre e nei giorni seguenti: politici di peso, membri del comitato centrale e del comitato esecutivo del partito, ex ministri, giornalisti indipendenti, uomini d’affari. Gli arresti per motivi politici e reati d’opinione sono continuati in modo meno clamoroso nel corso di tutti questi anni. Della stragrande maggioranza degli arrestati non si sa più niente.

Miriam September si rivolge a coloro che sono tornati in Eritrea per le celebrazioni dell’indipendenza:

A tutti coloro che si preparano ad andare ad Asmara per il giorno dell’indipendenza.
Sono sicura che state facendo le valigie e state davvero aspettando con ansia il viaggio che vi riporterà a casa. Sarà una festa imponente. Mi aspetto un sacco di gente, cibo, divertimento, musica e fuochi artificiali. Non è vero?
Così penso sia giusto ricordarvi alcune cose. Cose che potreste aver semplicemente negato, o che non avete mai sentito o creduto che potessero essere vere.

Vi voglio ricordare che, secondo l’ex capo della sicurezza del PFDJ, ora con l’opposizione, ci sono prigioni segrete sotto un paio di bar nel centro di Asmara … gente che non ha visto la luce del sole per anni è tenuta là sotto. Alcuni sono stati ormai dimenticati.

Vi voglio ricordare che ci sono container usati come prigioni nascosti tra i fichi d’India sulle colline ad est di Asmara, non lontano dalla città.

Vi voglio ricordare che, secondo ex guardie carcerarie e prigionieri che sono scappati dall’Eritrea, i nuovi prigionieri sono bendati e incappucciati al loro arrivo e si possono sentire urla di dolore durante gli interrogatori. Talvolta per giorni interi. Ai prigionieri, di norma, difficilmente viene detto perché sono stati imprigionati e per quanto tempo resteranno in questa condizione. A una persona ben conosciuta il motivo della sua detenzione è stato svelato il giorno del suo rilascio, 13 anni dopo. Aveva detto qualcosa contro il regime in un bar la sera stessa in cui è stato portato via.

Vi voglio ricordare che l’Eritrea ha più di 360 prigioni conosciute, i cui nomi sono di pubblico dominio. Tuttavia, secondo una guardia carceraria, la maggior parte delle prigioni sono segrete. Per chi sono state costruite tutte queste prigioni?

Vi voglio dire che alcune ville ad Asmara e Massawa sono prigioni.

Vi voglio ricordare che queste prigioni sono piene zeppe dei nostri partigiani, dei nostri soldati, dei nostri giovani, dei nostri contadini che hanno combattuto per l’indipendenza o lavorato per costruire il nostro paese … e quando i fuochi d’artificio saliranno nei cieli dell’Eritrea e voi comincerete a brindare … vi voglio ricordare che loro sentiranno i suoni della vostra festa. 

Per quanto riguarda le migliaia di noi che non torneranno a casa … non è perché non amiamo il nostro paese, o perché non siamo orgogliosi di come i nostri eroi partigiani hanno conquistato l’indipendenza dell’Eritrea, ma perché non teniamo la bocca chiusa su come pochi pensano di avere il diritto di rinchiudere come animali selvatici, a loro piacere, una parte significativa della nostra gente. Perciò siamo considerati traditori, a prescindere dal nostro stesso contributo o dai nostri sacrifici per l’Eritrea.

Ricordatevelo, se volete.